giovedì 31 dicembre 2009
Ricordi e speranze
Le sere di prove, con i momenti di sereno e le immancabili nubi, le domeniche, le Messe, le assenze e le presenze più o meno giustificate.
Il G8 delle Suore, la meditazione a Verona, ASSISI!!!, la rassegna, "NOTE DI LUCE", il concerto al centro sociale.
Canti nuovi, canti rispolverati, canti momentaneamente messi da parte, canti "Troppo difficili", oppure "Troppo facili".
Mi piace pensare che i ricordi, piacevoli o meno, possano essere il nutrimento per le speranze,
per gli impegni futuri, per ridare slancio a chi fatica, per far perseverare chi non molla mai, per aiutare tutti ad investire i propri talenti, in questa formidabile e meravigliosa esperienza che ci è dato di vivere.
BUON ANNO!!
mercoledì 23 dicembre 2009
Natale del Signore
Sorvoliamo sugli strafalcioni e la lungaggine del presentatore.
Effettivamente ha ragione chi dice che il programma era troppo lungo, infatti la prima stesura era un' ipotesi, ma poi l' ho trasmessa così com' era e non sono stato capace di togliere alcuni brani durante il concerto.
Perdonate il vostro vecchio maestro.
In ogni caso siamo andati abbastanza bene, anche se il maestro stava sbagliando la chiusura di
"San Matio" e l' ultimo ritornello della "Piccola canta di Natale".
Vi ringrazio sempre per la disponibilità e l' impegno che dimostrate e che metterete senz' altro anche nelle Messe della Vigilia e del giorno di Natale, proprio con lo spirito di mettere al servizio di tutti il grande dono che abbiamo ricevuto.
Buon Natale del Signore a tutti voi ed alle vostre famiglie.
mercoledì 16 dicembre 2009
E' un nettare rarissimo e corroborante da centellinare piano piano, un balsamo che cura e rinfresca.
Così come un balsamo è stato per me sentire e vedere "I MIEI CANTORI", gli attori ed i musicisti, portare il proprio contributo di capacità , preparazione, fantasia e Fede, poca o tanta che sia.
Credo che le molte persone che si sono congratulate, l' abbiano fatto col cuore, perchè lo sentivano e credo anche, che noi siamo un pò punto di riferimento per molti, siamo
donatori, forse inconsapevoli, di un dono più grande che abbiamo ricevuto e che non vogliamo nascondere o tenere per noi.
Tutto questo aumenta la nostra responsabilità e ci impegna di più.
Ma fa crescere anche la speranza.
lunedì 14 dicembre 2009
La luce di Maria
Mentre canto Maria e suo figlio mi specchio in questo Giuseppe. E nel mio canto c'è speranza ma anche disperazione, lode ma anche supplica, amore fedele ma anche tentazione, durezza ma anche fragilità , gioia ma anche smarrimento.
E vorrei esplodere, come Giuseppe in faccia a Maria, per questo turbine di contraddizioni.
Ma lei è così bella, così luminosa che preferisco guardarla in silenzio.
Guardarle gli occhi neri profondi, rossi di lacrime che scendono senza un perché; mentre le labbra si appoggiano leggere su un flauto e le dita vibrano le corde di un'arpa; quando insegna il Natale sotto un velo grigio e mentre intona il dan di una campana; quando parla di un fidanzato lontano e gli occhi di cielo scintillano senza saperlo; quando mi osserva dai banchi della chiesa ed è lì apposta per me e pure negli affanni dei giorni è lì per il suo uomo, per suo figlio, per un nipote; seduti a un tavolo commentando i canti e accompagnandola all'uscita discutendo di adempimenti fiscali tra le colonne di un chiostro.
Non posso capire, non devo comprendere. Contemplare il mistero e offrirgli le mie contraddizioni.
E' tutto quello che mi rimane.
domenica 29 novembre 2009
A rivederci
domenica 15 novembre 2009
Meditazione musicale
Canti eseguiti dal CORO SANTA MARIA MADDALENA.
Ai flauti: Milena Rigato, Francesco Bertagna e Monica Raissoni. All' arpa, Elena Bittasi.
domenica 8 novembre 2009
Spiedo... finalmente!
XV rassegna di canto corale
Penso che il pubblico ed i cori partecipanti, abbiano gradito ed apprezzato.
Da giovedì si comincia a preparare la meditazione musicale del 13 dicembre e tutte le altre scadenze.
La raccomandazione è sempre la stessa: "Presenza alle prove"!
domenica 1 novembre 2009
Ricordo di Ettore
Ettore è stato maestro della "Schola cantorum" del Duomo di Desenzano, fino all' inizio degli anni '60, quando, lasciato il sevizio in Duomo, fondò il "Coro azzurro benacense".Un coro maschile, che ebbe il pregio di recuperare molti canti popolari, anche della nostra zona, riscuotendo notevole successo.
Con l' istituzione della Parrocchia di S. Giuseppe lavoratore, Ettore venne chiamato ad occuparsi del canto liturgico nella nuova parrocchia, nacque così, con l'innesto di voci femminili sull' ossatura del Coro azzurro benacense, la "Corale San Giovanni", che Ettore ha diretto fino all' inizio del 2008, quando ha lasciato per motivi di salute.
Anch' io da ragazzo sono stato allievo di Ettore, conservo di lui il ricordo di una persona che badava molto al sodo, forse burbera all' apparenza, ma che curava oltre al canto il modo di stare insieme nel coro.
Quando cominciai la mia esperienza di direttore, si dimostrò molto attento al mio nuovo cammino, dandomi consigli ed anche rimproverandomi, e da questo capivo che gli stava a cuore ciò che avevo intrapreso.
Per noi, che restiamo a vivere l'esperienza del canto corale, il continuare secondo la sua testimonianza, sia riconoscenza, ricordo ed affetto nella sua memoria.
domenica 27 settembre 2009
XV rassegna di canto corale
Partecipano:
Il " CORO MONTE CASTELLO"
Di Tignale, diretto dal M° Enrico Spagnoli
La "CORALE DELLA BASILICA DI SAN SEBASTIANO"
di Castiglione dell Stiviere
diretta dal M° Stefano Cerutti
e... il "CORO SANTA MARIA MADDALENA"
Pubbliciziamo adeguatamente questa importante iniziativa
venerdì 11 settembre 2009
Photo Gallery ovvero la caduta del New President
mercoledì 2 settembre 2009
Prove di canto
Appuntamento qundi giovedì alle 20,45.
Ricordatelo a tutti e portate nuovi coristi.
Ciao a tutti.
Gigi
mercoledì 12 agosto 2009
Terra Santa
Gigi
martedì 7 luglio 2009
Scherzi d'estate
domenica 28 giugno 2009
Promemoria
Grazie Paola per l' invito!
Domenica 5 luglio, Santa Messa in Duomo alle 11,30 ed al santuario di San Felice alle ore 18.
Buona settimana a tutti.
Gigi
sabato 20 giugno 2009
Improvviso
Chi spegne il giorno conosce i nostri sogni... In quel 24 Giugno di 150 anni fa di giorni se ne sono spenti tanti. Ogni giorno con i suoi sogni. Sogni grandi, ideali di una patria finalmente unita e libera, coltivati nelle università e nei salotti nobili; sogni quotidiani, riflessi nel volto di una donna al lavatoio in trepida attesa, di bambini scalzi e malnutriti che corrono giocosi nei campi. Sogni interrotti in un giorno, da prima dell'alba al tramonto quando l'ombra della sera rende i colori un tutt'uno di azzurro. Impossibile distinguere il nemico dall'amico, i morti dai vivi. E allora è pace, per forza.
Sarà che da settimane sono in piena estasi risorgimentale, ma ieri, durante l'attacco di questo capolavoro di de Marzi, mi ha colto un pensiero improvviso: domani proprio lì, sotto quelle colline, il canto può assumere un significato non previsto. Un momento di preghiera e ricordo riconoscente per ognuno di quei sogni infranti, lontano dalla retorica e dalle urla delle manifestazioni ufficiali. Cantare nel coro riserva anche di queste sorprese. Un'occasione inaspettata. Un' emozione improvvisa.
giovedì 18 giugno 2009
Da Assisi
From: Cappella Musicale S. Francesco
To: Gigi Bertagna
Sent: Monday, May 04, 2009 6:39 PM
Subject: Grazie da Assisi
Assisi, 4 maggio 2009
Gen.le
Maestro Gigi Bertagna,
proprio stamane ho incontrato don Giuseppe Biselli, il quale raccontandomi del brillante concerto del suo coro in San Rufino, ha confermato l' ottima impressone che ho avuto sentendovi cantare "Locus Iste" durante la Messa. Mi dispiace non averla potuta salutare e sentire gli altri canti.
Padre Marcello mi ha anche detto della scelta appropriata dei canti dal punto di vista liturgico.
Mi dispiace che non abbiate potuto cantare l'atto penitenziale, ma c'è stata qualche incomprensione con il celebrante.
Ai miei complimenti per le ottime voci e per l' impasto corale, si unisce don Giuseppe che vi saluta e vi ringrazia per aver tenuto il concerto in San Rufino.
Grazie anche per i graditi omaggi.
Vi auguro pace e bene ed un lungo e radioso futuro corale.
Fraternamente:
P. Giuseppe Magrino
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sabato 6 giugno 2009
Via Lucis 2009
Davvero dobbiamo essere grati al Signore per aver messo sul nostro cammino lei e tutta la comunità del Mericianum, per noi conforto e punto di riferimento.
Parte integrante della preghiera è il camminare. Con la luce dei flambeaux, idealmente accesi al cero pasquale, in un suggestivo paesaggio, si affronta la notte vegliando, pregando attraverso l’ascolto, la danza, la drammatizzazione, il canto. Il cammino è chiaramente una metafora della vita e il cantare la fede sostiene la fatica, ravviva la speranza esalta la fraternità.
Forse davvero non c’è modo migliore di attendere la venuta dello Spirito che invocarlo insieme, vivendo il tempo della vigilia come un paradigma dell’attesa di tutta l’umanità che geme e soffre,
spera e sogna, sentimenti che solo il canto è in grado di esprimere veramente.
sr. Angela
martedì 12 maggio 2009
Assisi un ricordo colorato
mercoledì 6 maggio 2009
PIETRE ANGOLARI
mercoledì 29 aprile 2009
ASSISI
In mezzo agli ultimi preparativi, agli aggiustamenti degli organizzatori (complimenti per l' impegno), all' attesa della partenza, noto con gioia che piano piano si fa strada la conspevolezza che stiamo partendo per un' esperienza speciale. Lo si è visto alla prova di lunedì, dove alla fine quasi tutti sono riusciti a partecipare, lo colgo dalle telefonate di questi giorni per le ultime richieste di ragguagli. Ci accompagni questo spirito di gruppo e di fraternità, con gli auguri e l'affetto che molti ci hanno manifestato e ci guidi San Francesco con l'esortazione alla ricerca della "Perfetta letizia".
domenica 19 aprile 2009
E' andata
Prendiamoci il buono e cerchiamo di individuare bene e superare le difficoltà.
Intanto complimenti per aver tenuto fino alla fine e per la scelta dei testi letti.
Ero inzialmente scettico, ma poi mi hanno affascinato, anche per merito dei lettori.
Appuntamento a giovedì. Ciao a tutti, Gigi.
martedì 14 aprile 2009
sabato 4 aprile 2009
domenica 22 marzo 2009
Rifiorire
Ho una montagna di cose da dire.
Forse non dirò nulla, per non rinnovare ciò che si prova nei momenti bui.
Forse perchè preferisco pensare a me stessa come a una delle piante del mio giardino, che fino a poco fa erano nude e sferzate dal vento e ora, malgrado il freddo, malgrado tutto, stanno fiorendo.
Non è facile rifiorire: il gelo a volte ritorna e sembra più crudo di prima, ma la luce avanza.
Una luce che è data dall'amore e dalla comprensione di chi ti sta vicino, anche senza fartene parola.
Grazie a tutti i miei "portatori di luce"
Elena
*
martedì 10 marzo 2009
ASSISI
Il coro Santa Maria Maddalena, terrà un concerto nella
Cattedrale di San Rufino ad Assisi, la sera di sabato 2 maggio e
domenica 3 maggio accompagnerà la Santa messa solenne
delle ore 12 nella Basilica superiore di San Francesco.
Se uniamo queste formidabili esperienze al "Canto della Madre"
di sabato 18 aprile a Verona, alla Quaresima, la Settimana Santa
e la festa di Pasqua, nessuno dovrebbe mancare alle prove e
tutti dovrebbero dare il massimo in entusiasmo ed impegno.
domenica 1 febbraio 2009
Preparativi
E' così ogni anno.
Il ripasso dei canti per la Quaresima e Pasqua, e l' apprendimento di qualcosa di nuovo, devono tenerci nella giusta tensione per non mancare alle prove.
Quest' anno, dopo tre o quattro rinvii, andremo finalmente ad Assisi. I consiglieri sono già in piena attività per offrire come sempre un' organizzazione impeccabile, al coro ed agli amici che condivideranno con noi questa importante esperienza.
A differenza delle due uscite per i gemellaggi, non abbiamo stavolta l' obbligo di cantare, ma almeno l'animazione della Messa, dovrebbe essere un punto fermo per la gita di un coro liturgico.
Se poi si riesce a tenere anche un concerto, tanto meglio.
Naturalmente, la scelta dei canti sarà proporzionata alle presenze ed all' equilibrio dei settori.
Dopo la Messa di stamattina, ho notato un desiderio di adoperarsi da parte di molti, magari trovando soluzioni alternative per ovviare a problemi vari che possono mettere in forse la presenza di alcuni coristi.
BENE!
Tutto questo mi fa ben sperare e penso che riusciremo a vivere ancora una volta una bella esperienza.
Ci vediamo giovedì.
Buoni preparativi a tutti.
domenica 11 gennaio 2009
Buoni Propositi...
Sono stata “assente” dal coro per più di un mese prima di Natale a causa della mia brutta influenza (se così si può chiamare!), non ho quindi partecipato alle prove del giovedi e non ho cantato alla S. messa ( anche se comunque vi ho partecipato) e devo dire che mi è mancato molto…
Ma, come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere e stando al di fuori del coro ho potuto osservare e cogliere tante cose, tante sfumature che logicamente non avrei colto se avessi cantato.
Mi unisco quindi al pensiero del nostro maestro in merito al concerto tenuto al centro sociale: ero tra coloro che ascoltavano e posso confermare, sentendo anche i commenti delle persone che erano dietro e davanti a me, che il concerto è stato davvero apprezzato. Al di là della preparazione tecnica, degli eventuali sbagli, delle corse fatte da chi è arrivato all’”ultimo momento”, il coro è riuscito a far affiorare, e quindi a trasmettere, l’anima racchiusa in ogni singolo brano (in particolare ricordo quelli “ad effetto” di De Marzi).
Ma insieme a tutte queste cose aimè, essendo spettatrice esterna, ho potuto cogliere quelle che si, sono pur sempre sfumature, ma che purtroppo saltano all’occhio anche di una persona poco attenta ai particolari. Sto parlando di un argomento un po’ “fastidioso” per noi donne: la divisa.
Di fronte a quella -direi impeccabile- degli uomini, la divisa delle donne non lo era altrettanto. Sono convinta anch’io che una delle priorità di un coro sia il cantare bene e non certo quello di fare una sfilata di moda, ma un minino di “ordine e decenza estetica” ci vuole. In fondo la divisa è parte del coro e contribuisce, anche se solo in minima parte, al suo decoro. Soprattutto di un coro come il nostro che canta canti sacri e si esibisce in Chiese. Non sto parlando di mettere le calze o meno, di indossare il maglioncino rosso o blu o di tenere solo la camicia bianca (che comunque volendo essere pignoli, come lo sono in effetti io, ci sarebbe da dire anche su questo), ma sto parlando di gonne troppo “corte” o di spacchi un po’ troppo alti.
Queste son tutte cose che purtroppo saltano all’occhio di una persona quando vede un coro dirigersi verso la propria postazione, ancor prima che esso inizi a cantare. Insomma, io trovo che la nostra divisa sia molto carina, classica ed elegante, ma bisorrebbe decisamente dare una sistematina alle gonne delle donne!
Un’altra cosa, invece che saltare all’occhio, giunge alle orecchie… e non è necessario essere esterni al coro per poterlo notare: si sta parlando del brusio provocato dai cantori che costantemente, ogni domenica alla S. Messa, disturba chi vuol seguire le letture e l’omelia e disturba perfino la gente nei primi banchi che vorrebbe partecipare appieno alla S. Messa. Penso che si dovrebbe lasciar spazio a vari ed eventuali commenti al di fuori di una Chiesa e di una celebrazione liturgica.
Con ciò spero che le mie siano accettate come piccole critiche costruttive da prendere così, in tutta tranquillità e serenità.
Faccio a tutti i coristi i miei più sinceri auguri. Che possiate passare iniziare l’anno nuovo con tanti buoni propositi!
Auguri a tutti! Nausicàa
mercoledì 7 gennaio 2009
Il presepio del Duomo
Mi piace “entrare” in questo presepio. Mi piace il silenzio un po’ misterioso che mi avvolge. Le voci di chi guarda sono ovattate, nessuno vuole disturbare il bambino. Sento solo l’acqua della fontana e sento la fiamma silenziosa delle lanterne… Cammino “dentro” e vedo i pastori che stanno arrivando, sono loro che chiamano. Alla fine il mistero è anche questo; i pastori . Raccontano senza parlare che loro c’erano quella notte e si sono mossi. “Certo che ero stanco morto” mi dice quello con la pecora “Tutto il giorno a correre dietro alle pecore! Avevo anche freddo, ma ho infilato i sandali e sono andato là dove mi avevano indicato. E là ho trovato un bambino, non ci credevo; mi hanno detto che era il figlio di Dio! Poi mi hanno anche detto “RACCONTALO, FALLO SAPERE” e così mi sono dato da fare, era una bella notizia da raccontare, però io sono solo un pastore….”
Grazie a Giuseppe, Lino, Maurizio e Matteo, Gianni, Enzo e Matteo e Angiolino, inconsapevoli pastori.
Donata Bernardis
lunedì 5 gennaio 2009
G 8 Suore Orsoline
Come dice Elena, dal Mericianum si torna sempre con la pace nel cuore e con la serenità che dona la certezza di essere attesi ed accolti.
Alle prove di giovedì parleremo di cose tecniche, errori o canti ben riusciti, adesso vorrei solo dire la gioia che ho provato ieri sera.
Ha ragione Marco, quando dice che avevo promesso di togliere dei canti, invece ne ho aggiunti!
Che volete farci, ieri sera ero troppo contento di esserci e non me la sono sentita di togliere canti.
Rivedere persone, con le quali ho condiviso parte del mio impegno in parrocchia, essere a cantare per loro con il mio coro e vedere gli occhi luciccanti delle suore alla fine della serata mi ha molto emozionato.
Riporto due commenti che mi sono stati riferiti ieri sera.
Il primo è di Madre Angela:"Con le vostre preghiere cantate, avete nutrito il nostro spirito e le vostre voci ci hanno aiutato ad andare oltre i piccoli problemi sorti in tre giorni di riflessioni."
Il secondo è di Franco Masseroni:"Grazie per avermi dato la gioia di essere tra amici ad ascoltare il racconto del Natale, che ha riempito di gioia il mio cuore."
Come dicevo, autocritiche e commenti positivi, troveranno posto alle prossime prove, intanto prendiamo queste due perle e teniamole come viatico per questo nuovo anno.
Grazie a tutti i cantori per la presenza e l' impegno e grazie a Donata, Elena e Francesco per la bella sorpresa, con l' auspicio che ve ne siano ancora, anche da parte di altri coristi.
Gigi
mercoledì 31 dicembre 2008
Canzoni?????? di Natale e Buon Anno
Troppi pensieri però mi turbinano nella mente, nascono dalla condivisione delle celebrazioni liturgiche con i coristi, dalla giusta paura di fronte ad un nuovo canto, dalla soddisfazione di averlo eseguito con dignità, dalla serenità di momenti trascorsi con famigliari ed amici accanto al caminetto.
Perchè il titolo canzoni?
Troppe persone in questi giorni mi hanno chiesto perchè non abbiamo cantato delle "Belle canzoni natalizie", come quelle che si sentono in televisione.
Ho impiegato un pò di tempo a capire, ma quando ho capito mi sono preoccupato e nello stesso tempo ho gioito.
Preoccupato perchè troppi ormai hanno assimilato l'idea di Natale a quella proposta dalla pubblicità o dai mezzi di comunicazione in genere, per cui diventano "canzoni natalizie" improbabili adattamenti di canti Spirituals, musichette che accompagnano la pubblicità dei panettoni o della coca-cola, la canzoncina dei sette nani, oppure il "dies irae", che i nostri amministratori, attraverso la presentazione della signora Biasiolo, pretendevano ci introducesse alla festa del Natale.
Preoccupato perchè le stesse persone che hanno rincorso le "manifestazioni natalizie" più consumistiche e volgari, dal finto pianoforte con la ballerina, ai gospel in piazza alle eplosioni circensi (?), non hanno colto il senso e l'origine dei canti che in questo tempo di Natale abbiamo proposto col coro.
Evidentemente costoro non sanno, oppure hanno dimenticato, che le carole Natalizie, i corali, gli inni ed i canti della tradizione popolare, (quindi forse la più ricca di fede autentica) rappresentano il tesoro musicale del Natale Cristiano.
E qui ho cominciato a gioire.
Ho ringraziato il Signore per avermi fatto incontrare il mio coro, fatto di persone con le quali cantare ancora la solenne semplicità del Natale, con cui emozionarmi mentre cantiamo le melodie facili o impegnative che ci avvicinano al Mistero, con cui gioire mentre condividiamo il canto con gli anziani o con gli ospiti della "casa alloggio" o con i fedeli durante la Messa.
Da tutto questo nasce il mio augurio per il nuovo anno: " Che il Signore ci aiuti a coltivare e custodire la bellezza per poterla donare agli altri attraverso il nostro canto".
In questi giorni ho letto "Il pane di ieri" di Enzo Bianchi, mi ha dato molto conforto e mi permetto di suggeriverlo, specialmente per quanto scritto alle pagine 84 e 85.
Con tutto questo nel cuore, auguro a tutti BUON ANNO!
Gigi
mercoledì 24 dicembre 2008
Cantori della Pace
La novità di quest'anno è che vi dovete sorbire anche le parole del New President, che vogliono esprimere tutta la soddisfazione e l'entusiasmo per l'anno appena trascorso. Parole anche da tenere con sé per l'anno che verrà, per il significato che danno a quello che ognuno di noi, come cantore, può fare con il canto.
A dire il vero queste parole non sono proprio mie, ma cosa siamo noi se non il pensiero di Dio plasmato da esperienze, incontri e relazioni?
Queste parole di don Tonino Bello sono state scritte in realtà per i giovani coristi della sua diocesi, ma mi sembra che possano andare bene per tutti noi del coro S. Maria Maddalena.
“ Vorrei aiutarvi a scegliere la vita ...sempre. E scegliere per la vita significa amare la bellezza Perchè questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno, sarà la bellezza a salvarlo. Ho ascoltato il vostro concerto... Voglio dirvi la mia ammirazione per la dolcezza del vostro canto, per la bellezza di ciò che avete espresso attraverso la musica e le poesie. Insieme ci siamo immersi in un mondo di bellezza, ma – ve lo devo dire, e vi dirò anche parole di speranza – ho ascoltato tutto con una profonda tristezza nel cuore. Pensavo: speriamo che questi ragazzi un giorno non appendano i loro flauti ad un chiodo della loro stanza in mezzo ai ricordi della loro adolescenza... Io sono contento che voi coltiviate anche la musica, l'arte. Perchè è la bellezza che salverà il mondo. Non saranno le armi, non sarà la nostra saggezza, non sarà la nostra forza. La bellezza, sì .
Amate la bellezza! Coltivate la vostra bellezza! Curate la vostra persona; curate la dolcezza del vostro sguardo e perfino la stretta di mano abbia uno spessore di tenerezza.
E' la bellezza che salverà il mondo.
Vi ricordate!... per fare il tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l'albero, per fare l'albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore; per fare il tavolo ci vuole un fiore.
Per fare un tavolo durissimo, il tavolo sanguigno della vita di tutti i giorni, il tavolo, il simbolo delle cose materiali, della vita cui andate incontro con i problemi della salute, del lavoro, del denaro, della casa, dei rapporti; il tavolo duro della vita.
Per fare la vita ci vuole un fiore.
Il fiore è il simbolo della bellezza.
E la bellezza salverà il mondo.
Scegliete per la vita! Amate le cose pulite, belle: la poesia, il sogno, la fantasia. Benedite il Signore che vi dà questa possibilità di viaggiare senza biglietto, gratuitamente, lungo i meridiani e i paralleli non soltanto del globo ma dell' esistenza.
Amate la poesia, amate la bellezza!
Diversamente sarà molto difficile che il mondo faccia inversione di marcia”
domenica 21 dicembre 2008
BUON NATALE
Non tanto per come abbiamo cantato, in altre occasioni (vedi rassegna) abbiamo cantato meglio,
ma per il contesto e per il luogo, così carichi di significato e di memoria.
Credo che questo modo di portare gli auguri con il linguaggio universale della musica, sia bello ed importante, così come mi pare sia stata apprezzata la scelta di portare molti brani della tradizione popolare natalizia, anche se questo ci ha portato a fare delle prove in più ed a non essere preparatissimi su alcuni canti.
Ora ci attendono i giorni più significativi di queste Feste, carichi di solennità, di gioia intima, di speranza e di pace.
Con affetto e gratitudine, vi auguro tutto questo dicendovi BUON NATALE.
Gigi.
mercoledì 10 dicembre 2008
Of one that is so fair and bright
venerdì 28 novembre 2008
Agnese...
domenica 16 novembre 2008
Cronaca di uno "spiedo non spiedo"
domenica 9 novembre 2008
Che bello, un coro
Ogni volta è un miracolo. Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti, tutto l'anno scolastico con le sue volgarità, gli avvenimenti più o meno importanti, i prof, gli alunni così diversi, tutta questa vita in cui ci trasciniamo fatta di rida, lacrime, risate, lotte, rotture, speranze deluse e possibilità inaspettate: tutto questo scompare di colpo quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d'improvviso c'è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d'amore e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta. Anche i visi dei coristi sono trasfigurati: non vedo più Achille Grand Fernet (che ha una bellissima voce da tenore), né Debora Lemeur né Segolene Rachet né Charles Saint Sover. Vedo degli esseri umani votati al canto.
Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere, ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi, ma quando è troppo è troppo: a stento riesco a trattenermi dal singhiozzare. E quando c'è un canone guardo per terra perchè l'emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso. Io non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri, e in quei momenti mi chiedo sempre perchè questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro.
Quando il coro s'interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti. E' così bello.
In fondo mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto.
(L'eleganza del riccio - Muriel Barbery)
giovedì 6 novembre 2008
il coro va dal parrucchiere
domenica 2 novembre 2008
Bella serata
Hanno organizzato una bella castagnata, preceduta da una gustosa cena molto apprezzata.
Una serata molto partecipata ( peccato per chi non c'era ), degna conclusione di una Festa importante dove il coro ha fatto egregiamente sentire la propria voce.
Adesso sotto con la rassegna, pubblicizzatela attarverso internet voi che avete dimestichezza col mezzo tecnologico.
Ma soprattutto non marinate le prove di canto.
giovedì 16 ottobre 2008
1 Novembre, largo ai giovani!
martedì 7 ottobre 2008
Rassegna di canto corale
SI TERRA' LA XIV RASSEGNA DI CANTO CORALE ORGANIZZATA DAL NOSTRO CORO.
PARTECIPANO:
IL CORO DEL DUOMO DI SANTO STEFANO IN CASALMAGGIORE (CR)
DIRETTO DAL M° MAURIZIO MONTI
IL CORO "VOCI DELL' ARIL" DI CASSONE DI MALCESINE (VR)
DIRETTO DAL M° STEFANO ZILIO
E....NATURALMENTE IL NOSTRO CORO
lunedì 29 settembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
Gita del coro sul monte Baldo
-Appuntamento a malcesine alle 8:20;
-partenza con il battello alle 8:30;
-partenza con la funivia alle 11:00;
-messa(che potrà essere prima o dopo pranzo);
-pranzo al rifugio;
-passeggita;
-arrivo a desenzano previsto per le ora 19:40
Prezzo: 60 euro tutto compreso (riduzione per i bambini)
venerdì 29 agosto 2008
Ripresa
ma le prove di canto son riprese ieri sera 28 agosto
e la domenica mattina si canta ancora alla Santa messa delle ore 11,30
( appuntamento alle 11,15 ).
Buona ripresa a tutti!
Gigi
giovedì 7 agosto 2008
La "festa" non è ancora finita!
Ecco, è cominciato il rito dello "smonta e metti via". Di buon mattino, arrivano le donne, tutte insieme e frettolose; bim bum bam, impacchetta, impila, pulisci,riordina, conta decidi, questo sì questo no, le pentole lassù i detersivi quaggiù che servono ancora...Lo spazio si libera e ricominci a respirare... è il segreto di Mary Poppins, ogni cosa al suo posto! Verso sera arrivano gli uomini, dopo il lavoro, uno alla volta, silenziosi, come formichine, sono sempre quelli...i più vecchi, sanno subito ed esattamente cosa c'è da fare, gli stessi movimenti, le stesse frasi...Ecco, non tutto subito, impossibile, oggi questo, ormai è tardi, domani stessa ora un altro po', poi ancora, fin quando il cortile dell'oratorio è quello di sempre, un'altra magia! Poi la squadra dei "raccogli i manifesti", una passeggiata serale per le strade, quattro risate, un gelato e via si scarica all'oratorio. Ne avete dimenticato uno...il primo che passa...Nel frattempo, scala, forbici e sacco nero, parte la squadra dei "taglia nastri". Seconda generazione,: ormai in grado di arrangiarsi senza lo zio Berna, su e giù per la scala lunga e poi un bel mucchio colorato di nastri sul quale tuffarsi per fare una foto!Intanto il "gatto grosso", ripercorre il terrritorio e paga. Ogni debito saldato una riga sul foglio...e la festa sabato avrà la sua vera conclusione. tutto a posto, si va in vacanza ... tutti! Restano "fuori" solo i ricordi, sono duri a morire, sono prepotenti, resteranno lì nell'aria tra i muri fino all'anno prossimo, per poi confondersi con quelli dell'anno prima...Sarà un piacere riordinarli, dopo l'estate, quando davanti allo spiedo vedremo finalmente seduti tutti insieme grandi e piccoli che hanno regalato il loro lavoro alla festa di Santa Maria Maddalena.
DONATA
giovedì 31 luglio 2008
Pensieri stanchi...ma contenti
Donata
martedì 29 luglio 2008
Maria Magdalene
Ma state tranquilli, come conosciamo tanti canti dedicati a Maria madre di Gesù,
e nessuno ne sostitusce altri, così la nuova lauda non sostiturà il precedente mottetto.
Sarà invece una preghiera in più per lodare la nostra Santa Protettrice.
Ciao a tutti, Gigi.
Auguri Marta!
A titolo personale e del resto della famiglia Tosi mi associo al coro e aggiungo un grazie per le carezze che escono dalla tua voce ogni volta che canti i salmi.
Buon onomastico Marta!
domenica 27 luglio 2008
Santa Maria Maddalena
Un pò mi dispiace, ma sono contento che siamo riusciti a cantare dignitosamente la nuova lauda.
A me piace molto e poi non dimentichiamoche è il nono canto che siamo riusciti ad imparare dall'ottobre scorso ad oggi. BRAVI!
Ricordatevi gli impegni riportati nel precedente intervento.
Buone vacanze a tutti.
Ciao, Gigi!
venerdì 18 luglio 2008
Peccato
Abbiamo imparato una nuova lauda dedicata a Santa Maria Maddalena,
la canterà chi l'ha imparata.
Luca è disponibile a tenere qualche prova supplementare per chi non la conosce,
cercate di mettervi in cintatto con lui, io sono impegnato per la festa.
Scadenze: 22 agosto, Santa Maria Regina, Messa al Mericianum alle 20,30.
28 agosto, ripresa delle prove di canto.
29 agosto, concerto del coro di Amburgo. Contattare Donata
peer collaborare al rinfresco.
Raccomando la presenza alla Messa domenicale delle ore 11,30.
Ciao a tutti, Gigi.
lunedì 14 luglio 2008
Messagio da Bepi
mercoledì 9 luglio 2008
Di ritorno da Velo Veronese
Bepi ha parlato, suonato e cantato per quasi due ore.
Dal pretesto degli inni dei partiti, delle associazioni
e delle formazioni militari, è arrivato a raccontare
il vero senso del canto popolare, espressione culturale
fra le più alte perchè conservata e trasmessa nell' anima
nel sangue e col cuore.
martedì 1 luglio 2008
Concerto a Sirmione
Nonostante l'afa, le poche prove e qualche assenza di troppo, siete riusciti a concentrarvi
nel modo giusto per offrire a chi ci ascoltava ed al nostro diletto, una serata di livello più che dignitoso. Ci sia di buon viatico per il futuro cammino.
Grazie ancora a Milena per la sua collaborazione.
Il ritornello ormai lo conoscete:
"Spero che alle prove nono mancherete".
Un caro saluto a tutti!
domenica 29 giugno 2008
serata a Sirmione
sabato 28 giugno 2008
Sarebbe da non perdere
Bepi De Marzi: FIERO L'OCCHIO, SVELTO IL PASSO, canti di guerra o canti per la guerra?
Lunedì 7 luglio ore 21.00. Teatro di Velo Veronese. Ingresso gratuito.
Giovinezza, nata come “operetta” nel 1909, è passata in trent’anni lungo tutte le elaborazioni, i rifacimenti, le parodie possibili. Diventato “canto del regime”, è stata ignorata la sua origine vagamente goliardica, operettistica, per sostenere l’impegno delle generazioni verso l’unico scopo del Fascismo: la guerra. Anche Bella Ciao non è mai stato intonato durante la Resistenza perché è un adattamento - operato a Berlino dalla Gioventù Comunista Italiana nel 1948 - di un canto di mondine proveniente da una filastrocca infantile, probabilmente ispirata a un melodia della tradizione klezmer. Bepi De Marzi, colto dissacratore dei miti, tra canti e suoni, racconterà tutto questo, senza escludere gli inni dell’Azione Cattolica e della Democrazia Cristiana.
giovedì 26 giugno 2008
Prove di giovedì 3 luglio
Uniremo al piacere di cantare nell' acqua (Zingen in wasser)
10 minuti di canto vero per la Messa del 6 luglio al Santuario di S.Felice.
Grazie a Paola per l'invito.
sabato 21 giugno 2008
Carlo Geminiani
Carlo Geminiani è mancato una settimana prima di Mario Rigoni Stern ed è stato l'autore dei testi di molte "cante" musicate da Bepi.
da Il Giornale di Vicenza
Ragazzo nella sua Faenza. Esce nel pomeriggio per un giro in bicicletta. Arrivato in periferia, la città viene bombardata dalle fortezze volanti americane. Sotto le macerie della sua casa muoiono la mamma e la sorella. Il papà è in guerra. Disperato, affida il fratellino ai parenti e si arruola nell’esercito della Repubblica di Salò. Ha diciotto anni. Carlo Geminiani non ha mai fatto mistero della sua storia. Siamo diventati amici nel 1963, intorno alle sue strofe ispirate da “Centomila gavette di Ghiaccio” di Giulio Bedeschi. Quando venne ad Arzignano con i suoi camerati, rimanendovi pochi mesi, io ero un bambino. E qui conobbe Eliana Aldighieri, che a guerra finita sarà sua moglie. Era poi passato in Piemonte, nelle aspre Valli Ossolane. A Premosello era stato avvicinato da una giovane della Resistenza che gli aveva detto: “Sappiamo che tu sei giusto e generoso, che aiuti la gente e non fai male a nessuno. Se vuoi, adesso che tutto sta per finire, noi possiamo salvarti”. Naturalmente, rifiuta. Processato alla fine della guerra, il giudice di Bologna gli dice: “Lo so che non hai commesso niente di male, ma devo condannarti lo stesso”. Tre anni di carcere nella Fortezza di Volterra e la libertà a Milano, dove conosce Antonio Pellizzari e Beppe Bedeschi. Eccolo a dirigere l’Ufficio pubblicità della grande officina arzignanese. Anni creativi, con i famosi manifesti che ora sono in un prestigioso museo americano a dire della genialità grafica italiana. Geminiani e Bedeschi sono gli ispirati collaboratori del giovane Pellizzari nella “Scuola di Arzignano”: il tempo inebriato dall’arte, dalla musica, dalla letteratura, dalla poesia, dal teatro, dal nuovo cinema. Ma Antonio Pellizzari muore nel 1958 e l’Officina cambia nome. Arriva l’immancabile direttore che vuole rivoluzionare tutto: gli uffici come sigle, gli uomini come numeri. “Da questo momento, lei sarà Ve.Pro”, dice a Geminiani. “No, Ve.Pro sarà lei”, risponde Carlo. E se ne va. Subito il sodalizio con Gabri Chemello. Poi l’ADAS con Lele Rossi e Franco Tizian. I suoi lavori grafici sono inconfondibili. Maestro di stile, di immediatezza, di armonia, di pulizia. Lo cercano per collaborazioni importanti. Non fa conto del denaro: accetta i lavori se sono chiari e motivati. Coltiva l’amicizia nel giardino della felicità. E ogni anno, d’agosto, lo raggiungono a Lavarone gli antichi ragazzi di Faenza: canti, sospiri e ricordi nella parlata romagnola. Il limpidissimo rapporto con Terenzio Sartore nasce fin dal primo grande volume sulla Civiltà Rurale della Val Leogra, edito dall’Accademia Olimpica. L’ultima affettuosa collaborazione è stata con “e-team” di Rinaldo Pellizzari. Amico fraterno di padre David Maria Turoldo, con la sua calda voce di baritono intona i Salmi fin dai primi tentativi poetico-musicali di Sant’Egidio a Sotto il Monte. Ma si incontravano qualche volta anche a Vicenza, al mattino, appena prima del chiaro. Geminiani spingeva la bicicletta fino a Monte Berico; Turoldo usciva dal convento “per non impazzire”. Nel 1992 siamo andati insieme a salutarlo nella clinica di Milano poche ore prima che morisse. E c’era, con lui, tenero, premuroso, commosso, padre Francesco Rigobello.
“Era la notte bianca di Natale, ed era l’ultima notte degli alpini; silenzioso come frullo d’ale ardeva il fuoco grande nei camini”. Nel 1963, Giulio Bedeschi pubblicava da Mursia “Centomila gavette di ghiaccio”. Ispirati dal libro, gli vennero i versi di “Joska la rossa”. Carlo pensava in romagnolo, traduceva in italiano e scriveva in vicentino occidentale. Poi fu “Il ritorno”, che irritò non poco il reducismo più duro. Aggiunse una strofa a “Monte Pasubio”, che piacque tanto a Gianni Pieropan. “La brasolada” scandalizzò i soliti bigotti. Dovemmo, per non litigare con gli ultimi fanatici del militarismo, cancellare “Il disertore”. Vennero altri canti e fu una stagione di amori. Ma Carlo, come me, s’incantava del Natale. “Le stelle in cielo passan piano piano, e nelle case scure ancor si sogna; ghe xe soltanto, sveja, ‘na zampogna che ‘riva dal passato, de lontano: Natale che passa, Natale che viene, volémose bene…”. Usando la terza persona, come i cantastorie, aveva scritto di sé: “È convinto che tutti gli uomini siano buoni”. Ma quando sono arrivati questi arroganti xenofobi che ci comandano perseguitando i poveri del mondo ha cambiato opinione. Rimasto vedovo, ha sposato Olga Ruzzene, come lui forte e generosa e tenera. Conservò l’amicizia più cara e fraterna con Beppe Bedeschi. Passeggiavano insieme sulle colline oltre Lonigo, a Corlanzone, nel parco che conserva l’obice 75/13 degli alpini, che Bedeschi aveva incredibilmente recuperato dalla Campagna di Russia. E una volta Geminiani ha voluto accompagnare Mario Rigoni Stern, altro suo grande amico, a incontrare Bedeschi proprio sulla collina berica dei ricordi. Noi amici si stava in silenzio, discosti. E ci parve di sentirli recitare un’Ave Maria.
Bepi De Marzi
venerdì 20 giugno 2008
RIGONI
da Il Giornale di Vicenza
“La neve verrà leggera come piccole piume d’oca, soffermandosi prima sugli alberi, quindi filtrerà tra i rami posandosi sui cortinari gelati, sugli arbusti di mirtillo, sul muschio…”. Si chiudono così, le quaranta pagine di “Inverni lontani” stampate da Einaudi nove anni orsono.
Io sono certo che in Altipiano, stanotte, nello slargo segreto degli urogalli, il vento di tramontana spargerà una piccola neve. E Asiago, nell’alba, suonerà a lungo il Matìo, il campanone del duomo.
“Ho scritto a Rigoni Stern e mi ha risposto!”. Così le esclamazioni di tanti amici sorpresi dalla sua generosità. Certo: rispondeva a tutti, magari con un breve pensiero, un rapido e poetico saluto. Come nelle dediche sui libri, sempre felici, personalizzate, con l’invito a camminare la montagna, a respirare i boschi. Era meno paziente con gli imperversanti grafomani che perlopiù gli mandavano romanzi da nulla.
E il pellegrinaggio degli ammiratori, dei devoti, anche dei turisti curiosi, che per gli asiaghesi sono pur sempre “i foresti”.
Ma nella casa solitaria al limite del bosco, l’Arboreto salvatico, ha sempre vigilato con intelligente attenzione, con discrezione e dolcezza innamorata, la signora Anna.
Questo suo tempo ultimo prima della malattia è stato libertà, libertà, libertà, più di sempre libertà. Libertà dalle mode delle piccole patrie, come le smanie di passare al Sudtirolo dei suoi compaesani eccitati: “Quanto è difficile, Bepi, convivere con gli imbecilli”. Ironia e libertà dalle angosce politiche: teneva nell’angolo fresco della cantina una bottiglia di bianco friulano per festeggiare l’uscita di scena del Cavaliere. Ma la beveva poi con gli amici, periodicamente, sorridendo sconsolato, e ne metteva una nuova dell’ultima annata. Lo volevano far senatore e ogni tanto qualcuno raccoglieva anche le firme. Dio mio! andare laggiù, accanto agli sbeffeggiati, agli umiliati dalla gentaglia che non riconosce i meriti della scienza, dell’arte, della sapienza, della saggezza. Magari qualche revisionista gli avrebbe urlato che Mussolini aveva mandato gli alpini in Russia per fare le vacanze sulla neve. Non aveva già detto, quello là, che gli oppositori del regime venivano graziosamente tenuti per anni nelle isole delle vacanze esclusive?
Ai ragazzi delle scuole diceva sereno: “Spegnete la televisione e giocate, ma giocate all’aperto: per capire le ore del giorno, per entrare nei segreti delle stagioni; inventateli, i giochi, e correte, e gridate la gioia di vivere”. Poi, guardandosi intorno, severo con gli insegnanti, aggiungeva immancabilmente “e leggete di tutto, ma proprio di tutto, per capire e amare le storie e le genti del mondo”.
Teneva sul balcone, all’entrata di casa, la bandiera della pace, leggera nel vento davanti al Moor che gli ricordava le sere d’estate con l’indimenticabile Gigi Ghirotti. Aveva raccontato a lui per primo la Storia di Tönle.
In dicembre dell’anno scorso si doveva andare insieme a Solagna, lui a raccontare, io a cantare pian piano ciò che mi chiedeva, a leggere della sua neve, degli inverni, degli amici mai più ritornati, dell’Albania, della Russia, dei Lager nazisti dove aveva vissuto l’orrore. Ma c’è stato il primo annuncio del male. E siamo rimasti tutti in doloroso silenzio. Mesi prima, in una mattina di sole asiaghese, si era impegnato per il No Dal Molin. E subito quella livorosa di Vicenza a scrivere di lui militarista! volontario a combattere prima i francesi, poi i greci e infine i comunisti. Volontario? “Sull’Altipiano, per noi ragazzi c’era un detto: o prete, o frate, o fuori con le vacche”. A diciassette anni aveva anticipato il servizio militare che prometteva scalate e sciate in montagna. E lo ha colto la guerra.
Nell’Adunata degli alpini l’hanno portato in Ortigara con l’elicottero.
Lassù, per la messa, gli avevano riservato un posto accanto a un politico logorroico e bigotto, uno dei tanti saltapartito, immancabile con altri esibizionisti anche sul palco d’onore alle sfilate, come a Bassano. Ma lui, Mario della pace, sulla cima della sua Montagna, svicolando, si è tenuto lontano dai figuri del potere confondendosi tra gli alpini “pazienti, quasi rassegnati per una predica che non finiva mai: ma chi l’ha detto che intorno alla Colonna Mozza si debbano ripetere le solite fiabe del catechismo con il moralismo da messa prima?”.
Quando Montebelluna - un’isola di speranza nella trevigianità stordita dal leghismo - lo ha nominato cittadino onorario, è rimasto là tre giorni per incontrare tutti: i ragazzi delle scuole, gli artigiani, i contadini, la gente che gli faceva festa. La domenica mattina, molto presto, in quel duomo enorme, buio e glaciale, abbiamo intonato insieme anche i salmi di Turoldo: “Quando si canta la poesia, a messa non mi annoio mai”. Qualche settimana dopo, per una sua lucida e inattaccabile dichiarazione sul significato di “eroe di guerra” legata ai nostri soldati professionisti e ben pagati mandati in missione in Iraq, i consiglieri comunali della destra pretendevano che restituisse la cittadinanza onoraria.
Ad Asiago, alla vigilia dell’Adunata, la solita impettita consigliera regionale, mentre passava nella via principale con la sua corte, è stata vista prendere a calci il banchetto di cartone di un innocuo e silenzioso ambulante extracomunitario. Gli alpini l’hanno saputo subito. E Mario, spinto suo malgrado a partecipare alla sfilata seduto in camionetta, quando è passato davanti al palco si è girato dall’altra parte.
Libertà, libertà, libertà. Ma che beffa morire nel tempo oscuro del revisionismo, del negazionismo, con Berlusconi imperante!
Ora sto qui a piangere. E m’ingroppano ancor più i passati inverni delle nostre brevi camminate mattutine insieme a Carlo Geminiani. “La neve verrà leggera come piume d’oca, soffermandosi prima sugli alberi…”.
Nell’armoniosa stanza d’entrata della sua casa, con la scala in fondo che porta “di sopra”, c’è la scultura in bronzo di Augusto Murer, “Il sergente nella neve”. È un’immagine dolorosa nella tormenta. Lì, tra le pareti di legno bruno, noi amici più cari abbiamo sempre parlato sottovoce.
Bepi De Marzi
martedì 10 giugno 2008
Quei ragazzi che cantano Bach
L' articolo è di Concita De Gregorio, pubblicato sulla "Repubbilca delle donne" di sabato 7 giugno 2008.
lunedì 9 giugno 2008
Vi piace Pärt?
... Se avete risposto sì, questo concerto vi può interessare. E' in onda mercoledì, alle ore 22.30 su Radio Rai Tre. In programma ci sono molti brani del compositore estone, tra cui il Magnificat, i due salmi slavi, Da pacem domine e Nunc dimittis. In più, saranno eseguite altre opere di ispirazione sacra di altri autori della stessa provenienza. Il coro è l'Estonian Philarmonic Chamber Choir, interprete storico delle opere di Part.
martedì 3 giugno 2008
Riflessioni
donata bernardis
domenica 18 maggio 2008
...tu chiamale se vuoi emozioni....
Beh cosa dire?!.."L'è nada apò chesta!!";è stata una bella serata carica di emozioni e agitazioni,pre-post concert.C'era chi non trovava la cartella,chi l'aveva lasciata fino all'ultimo minuto in sede,chi è arrivato con le scarpe in mano,chi non aveva fazzoletti e caramelle,chi era in crisi con la divisa troppo larga o troppo stretta:-),chi ogni due secondi si asciugava il sudore dall'agitazione,ecc
Nei momenti che precedono un concerto o una meditazione un sorriso,una pacca sulla spalla o una semplice parola sono fondamentali per rasserenarsi a vicenda e dimostrare che anche se si andrà a sbagliare qualche nota o attacco non succederà nulla..a parte una fulminata di sguardo dal maestro!!
La meditazione con suor Grazia,vuoi per il tema trattato,per alcuni canti che a me piacciono particolarmente e perchè no anche all'ambientazione intima e raccolta che si è creata mi ha dato una grande carica..Addirittura ho avuto l'impressione che in alcuni passaggi abbiamo pregato,cantando,con grande delicatezza consapevoli che le nostre voci in quel momento erano rivolte alla Mamma..preferisco infatti chiamarla così,in modo affettuoso..
non aggiungo nient'altro perchè immagino che altri cantori scriveranno qualche post sull'argomento..
Mi è molto dispiaciuto che Eeelena e Silvia non abbiano cantato con noi,ma il Gigi ha fatto bene a chiamarle sull'altare per l'ultimo canto! Anche quella una piccola emozione..
Approfitto così per dire che oggi 18 Maggio è nata Agnese...eh dai ci tenevo a dirlo io!!!!
Ciii Agnus (e Mirti)
Bravi
Ci sarebbe voluta qualche prova in più è vero, ma la sensazione che ho provato
dirigendo , è stata quella di avere davanti un gruppo compatto con la voglia di cantare insieme.
Questo è stato anche il commento di molte persone che erano in Chiesa ad ascoltarci.
Possiamo esere contenti anche per l'affluenza di pubblico, questo significa che abbiamo
un bel gruppo di persone che ci segue e ci sostiene, ma aumenta anche la nostra responsabilità,
non possiamo abbassare il livello della nostra proposta musicale.
Un grazie particolare a Milena, che ci fa sempre dono con generosità della sua amicizia e delle sue doti musicali.
Grazie anche a Monica e Francesco, che hanno suonato con lei.
Ma soprattutto non dobbiamo venir meno ai nostri impegni principali:
"PRESENZA ALLE PROVE E SERVIZIO ALLA COMUNITA' PARROCCHIALE."
Ciao a tutti, Gigi.
sabato 17 maggio 2008
La grande Sera
"CANTO DELLA MADRE".
DedichiamoLe tutto il nostro impegno,
la nostra concentrazione e tutta
la gioia che dà il cantare insieme.
In bocca al lupo a tutti!
mercoledì 14 maggio 2008
domenica 11 maggio 2008
Via Lucis 2008
prendo al volo alcuni pensieri e provo a scriverli.
Ieri sera è stato ricordato più volte, che la Via Lucis si tiene da
vent' anni. Solo quando sono tornato a casa, mi sono reso conto
che il nostro coro non ha mai perso un colpo.
Dalla prima edizione, quando l' amplificazione era garantita
da batterie di automobili portate a spalle dai cantori (SIC!),
passando dalle collaborazioni con altri cori, più o meno riuscite ed
alle interazioni con "Scena Sintetica", il coro Santa Maria Maddalena,
non ha mai fatto mancare il suo contributo.
Possiamo essere orgogliosi di questa fedeltà, e sperando di non
cadere nell' abitudine, mi chiedo:
"Come sarebbe la Via Lucis senza il coro?"
"Senza la Via Lucis, come sarebbe l' anno liturgico del coro?"
Impegni come questo, sono meno eclatanti di concerti
o rassegne, ma segnano le caratteristiche di un coro.
Anche a me è dispiaciuta l' assenza del coro di Maguzzano,
spero riescano a superare questo momento di difficoltà.
Per chiudere: "Raccomando a tutti la presenza alle prove!"
Ciao a tutti, Gigi.
Pentecoste 2008
giovedì 8 maggio 2008
Un saluto
è da tanto (troppo) tempo che non canto insieme a voi, e devo aspettare ancora...
approfitto dello spazio offerto dal blog per salutarvi tutti e farvi tantissimi in bocca al lupo per la meditazione che si avvicina. C'è da mordersi le dita: il programma è tanto bello e io non posso cantare!!
Mi raccomando... ascoltate il Maestro e non mancate alle prove!
Enjoy music!
Un abbraccio,
Elena
giovedì 1 maggio 2008
Appello
che dovremmo cantare il 17, se non ci preparassimo bene
con le prove.
Per favore, datemi tutti una mano a richiamare e sollecitare chi spesso manca alle prove.
Il tempo stringe!!
venerdì 25 aprile 2008
Prove di canto e prossimi impegni
La prossima settimana saranno mercoledì 30 aprile,
anzichè giovedì 1 maggio.
Da ricordare, oltre alle Messe domenicali:
A) Domenica 4 maggio ore 10: Sante Cresime.
B) Sabato 10 maggio ore 20,30: Via Lucis:
C) Sabato 17 maggio ore 21: Meditazione.
Raccomando a tutti:
" PRESENZA, PUNTUALITA', PARTITURE.
Ciao a tutti.
venerdì 18 aprile 2008
Serata sostitutiva
in sostituzione di giovedì 1 maggio.
Pensiamoci e facciamo proposte sensate.
Ciao a tutti, Gigi.
martedì 15 aprile 2008
Sempre sperando che acciacchi, infortuni e il tempo (se esce un pò di caldo magari i vari mal di gola e affini ci lasceranno in pace...) ci diano la possibilità di presentarci all'appuntamento se non al 100% almeno al 90%...
io lo spero dato che sono 4 (e dico quattro...) mesi che il mal di gola non mi lascia in pace...
P.s.: aspetto sempre che un pò di giovani coristi (ma non solo i giovani...) diano più vita e movimento a questo blog...
A proposito, anche il nuovo presidente dovrebbe presenziare...
sabato 12 aprile 2008
Meditazione del 17 Maggio
L' annunciazione: Angelus ad Virginem
Ave Maria
Avvento e Natale: Magnificat (Taizé)
Alma Redemptoris Mater
Ave Vera Virginitas
Magnificamus Te
Maria e la passione e morte di Gesù:
Stabat Mater
Gerusalemme
Ora nona
Maria e la risurrezione di Gesù:
Regina Coeli
Maria nella devozione popolare:
Laude novella sia cantata
Nitida stella
Lauda alla Beata Vergine
A himn to the Virgin
Finale: Salve Regina
Programma bello ed impegnativo,
motivo in più per non mancare alle prove.
Ciao a tutti.
venerdì 11 aprile 2008
finalmente riesco ad accedere anche io al blog del nostro amato coro...
Un pò per volta tutto o quasi sembra stia tornando alla normalità e anche il nostro Maestro sta tornando in gran forma...
Novità alla guida del nuovo Consiglio e grandi manovre in preparazione della Meditazione del 17 maggio prossimo...
Quindi mi raccomando per tutti le prove del giovedì...
altrimenti...
lunedì 31 marzo 2008
Grazie ragazzi
e di conforto. Ma ancora più confortante,
è scoprire che riuscite a cavarvi dagli impacci
nei quali mio malgrado vi lascio.
Spero davvero di riprendermi alla svelta
ed in modo definitivo.
Ci vediamo giovedì, un abbraccio a tutti.
Gigi.
domenica 30 marzo 2008
Gigi guarisci presto!!!
Ringraziamo Giuliano e Luke che oggi hanno diretto i coristi al suo posto!
Grazie!
Coraggio Gigi! Ci vediamo giovedì!
domenica 23 marzo 2008
Molto bene
Ringraziamo il Signore, che ci ha dato
forza, salute e voce, per arrivare dignitosamente
al termine di questa Settimana Santa.
Qualche assenza per problemi di salute,
per qualche giorno di vacanza,
o per amnesie del''ultimo momento,
non hanno impedito di vivere con impegno
il nostro servizio.
Grazie a tutti per l'attenzione con la quale mi avete seguito,
nonostante la mia..... menomazione e bravi
per come avete cantato, dai pezzi più facili ai più impegnativi.
Bravi i salmisti, per la sicurezza, l' intonazione e la chiarezza
con cui hanno cantato alla Veglia, ma vicino ad ognuno,
mentre cantava, c' era tutto il coro.
Appuntamento a giovedì, per fare il punto della situazione
e riprendere il cammino per i prossimi impegni.
Ciao a tutti, Gigi.
giovedì 20 marzo 2008
Auguri
gli auguri per una:
BUONA PASQUA DEL SIGNORE.
lunedì 17 marzo 2008
Bravi coristi!
Ma devo dirvi bravi, per l'impegno ed i risultati.
Grazie anche, per avermi tenuto al corrente di quello che stava accadendo.
I vostri messaggi, le vostre telefonate e le vostre visite in questi giorni di degenza,
mi hanno giovato più delle cure.
Tenete d' occhio gli orari delle celebrazioni e ricordatevi:
"PUNTUALITA' e PARTITURE".
Ciao a tutti.
venerdì 14 marzo 2008
The most important week of the year
si tratta della settimana più importante dell' anno, ecco un memo con le date:
-Domenca 16, palme: ore 9 e 20 ritrovo in duomo per accompagnare la processione, dopo la processione ci si ritrova come la solito alle 11:15 per la messa, sempre in Duomo;
-Giovedì 20, Giovedì Santo: ritrovo alle 20:45 in Duomo;
-Venerdì 21, Via Crucis: ritrovo in Duomo alle 20:45;
-Sabato 22, veglia: ore 21:15 in Duomo;
-Domenica 23, messa di Pasqua: ore 11:15 in Duomo.
domenica 9 marzo 2008
Nuovi debutti
alla Messa delle 11,30.
Nausicaa e Federico hanno infatti superato brillantemente
la prova dell' ambone, cantando il Salmo a versetti alternati,
dimostrando buona padronanza della melodia,
nonostante la giusta dose di sana paura.
Un buon rodaggio assieme a quello di Cesare,
di due domeniche or sono, in vista della grande veglia
del Sabato Santo, dove speriamo di veder allargata
la rosa dei giovani salmisti.
venerdì 7 marzo 2008
Domenica 2 Marzo 2008. Riflessione guidata da Suor Grazia Papola
Nei capp. 12–13 della 1Corinzi Paolo affronta il tema della comunità e del rapporto tra i singoli membri e la comunità.
Il cap. 12, in particolare, ha come tema i carismi, la loro diversità e unità in relazione a una spiritualità di comunione, contro ogni forma di uniformità o di frammentazione; a questo scopo è pure introdotto il famoso esempio del corpo e delle membra. Il tema dei carismi, cioè dei doni spirituali, era probabilmente molto avvertito all’interno della comunità dei Corinzi, al punto da rappresentare un motivo di divisione e di orgoglio, nella ricerca da parte di alcuni dei carismi più importanti o di quelli ritenuti tali, come se da essi si potesse misurare ogni altra dimensione.
Paolo affronta la questione mettendo a tema il rapporto tra molteplicità e unità. Non insiste su una o sull’altra, ma cerca di abbinare le due componenti, per cui una è conseguenza dell’altra e la diversità trova la sua fonte nell’unicità: l’unico Signore dà doni diversi. Ogni membro della comunità è pertanto chiamato a sostenere tale paradosso. La diversità dunque non è dispersione, ma porta il segno o il sigillo dell’unicità. Focalizzarsi su un unico dono è assurdo, perché occorre vedere tutti gli altri.
Paolo non utilizza soltanto il termine «carisma», ma anche «ministero» e «operazione». «Ministero» indica il servizio e la parola scelta fa riferimento a un servizio libero e volontario, diverso da quello imposto allo schiavo. I servizi o ministeri vengono dalla libertà del Signore che dà a ciascuno la possibilità di volere e il potere di fare un servizio nella Chiesa. L’iniziativa, anche in questo caso, è riportata al Signore e il servizio, più che l’atto compiuto, esprime la relazione con qualcuno: si è servi di qualcuno, non di sé o per sé.
L’altro termine, «operazione», indica propriamente l’energia, per cui nel contesto dei doni, esprime l’efficacia, la dinamica, la forza di Dio. Dunque non si intende indicare soltanto la diversità dei doni, ma anche che tutto è efficace perché opera di Dio. L’attenzione è così posta sull’effetto dell’azione: l’uomo, destinatario del dono, ha in deposito il risultato di azioni compiute da un Altro.
A ciascuno dunque è data una manifestazione particolare dello Spirito «per l’utilità comune», un’utilità sia ecclesiale, sia individuale. La manifestazione è per te e per tutti.
L’importanza dell’altro è sottolineata anche dall’ordine delle parole nei vv. 8-10: prima i destinatari su cui è posta l’enfasi con la sottolineatura della loro diversità. Quindi si parla dello Spirito per mezzo del quale è dato il dono e solo alla fine si nomina il dono. Questo vuol dire che Paolo non si concentra sui doni, perché ciò che conta per lui è l’altro, il fratello, non il dono.
Ogni dono dunque deve comprendersi in funzione di un insieme e della totalità.
Per sostenere ulteriormente tale convinzione Paolo si serve del famoso paragone del corpo (vv. 12-26), dando piano piano i criteri per leggere la comunità cristiana come corpo, perché non è evidente che possa essere applicato questo modello alla comunità. Quello che a Paolo preme è sottolineare che ogni singolo ha la funzione di promuovere l’unità per la sopravvivenza del tutto, perché l’unità è essenziale alla vita.
Nell’affermazione iniziale, al v. 12, si parte dall’unità e si ritorna all’unità. Al centro si parla della molteplicità, che allora risulta la via all’unità e non un ostacolo o un elemento contrario o oppositivo. La medesima relazione tra unità e molteplicità compare nel v. successivo, dove Paolo dà il fondamento teologico del suo discorso e della comunità stessa, il battesimo.
Questo vuol dire che l’unità del corpo non viene dai gruppi sociali che formano la Chiesa; Paolo riprende le categorie sociali diversificate (Giudei e Greci, schiavi e liberi), ma l’unità nasce dal battesimo, nasce dalla partecipazione al mistero della morte e resurrezione del Signore Gesù. È dunque un principio che supera ogni unità sociale e si radica nel mistero di Dio.
Con il v. 14 inizia il paragone vero e proprio che si può suddividere in due parti. Nella prima prendono la parola il piede, simbolo del movimento, e l’orecchio, simbolo dei sensi. Piede e orecchio erano ritenuti parti inferiori rispetto alla mano e all’occhio. Le oro affermazioni sono pertanto espressioni di auto disprezzo e tuttavia, dice Paolo, non perché lo dicono lo sono.
Nella seconda parte (vv. 21-24) sono invece le membra superiori a esprimere il loro disprezzo per quelle inferiori, ma anche in questo caso il ragionamento, dice Paolo, non funziona. Dunque, nessuno può disprezzarsi e nessuno deve minimizzare il ruolo dell’altro, ma è necessario un rispetto nei confronti di tutti. A fondamento di ciò c’è la convinzione che è Dio ad aver voluto che il corpo ecclesiale fosse così.
Riportando il paragone alla situazione della comunità di Corinto, esso manifesta che non ci sono carismi più importanti di altri, al contrario è necessaria la diversità e la complementarietà dei membri per la costruzione e la valorizzazione dell’unità. È la molteplicità a manifestare, paradossalmente, l’unità e la favorisce.
Contro la divisione e l’orgoglio Paolo afferma che, in quanto membra dell’unico corpo, ogni membro va considerato come appartenente a me, parte di me, mia ricchezza, pur o a motivo della sua diversità da me; si tratta pertanto di recuperare la visione autentica della comunità e dei diversi carismi che si manifestano al suo interno.
I carismi perciò non vanno considerati in sé, ma in funzione di un insieme. Certo, c’è una gerarchia di carismi, ma non è detto che quello che conta di più, quello più evidente, sia anche il più importante. Ciò che effettivamente vale è che ogni carisma è in relazione agli altri.
Non si tratta di distinguere o di opporre, ma di riflettere a livello comunitario su ciò e ad accogliere la sfida.
A conclusione di questo discorso Paolo invita a non disprezzare, ma a desiderare i carismi più grandi, e nello stesso tempo egli mostra la via migliore di tutte (12,31). Innanzitutto non si parla più di carismi ma di «via», identificata con l’agape, vale a dire l’amore di Dio che abita nell’uomo e ne plasma la vita. La via è il comportamento dell’uomo, il suo atteggiamento, il modo in cui vive. Essa è oltre i carismi e Paolo la qualifica con una locuzione particolare che può essere resa con l’aggettivo «smisurato», per indicare l’eccedenza che intende segnalare. Questa via non è pertanto semplicemente la migliore, ma è la via per eccellenza, anzi, è l’unica via possibile per il discepolo; per questa ragione, se mancasse l’agape, uno non è più ciò che è, cioè credente e membro del corpo di Cristo.
I carismi elencati al cap. 12, infatti, sono doni spirituali dati da Dio per occasioni precise e non sono distribuiti a tutti; ogni carisma, cioè, è un dono divino, utile alla persona stessa o ad altre persone, un dono che corrisponde a una diversificazione delle membra del corpo di Cristo e quindi non si trova in tutti i credenti. L’agape, invece, non può essere un dono del genere, dal momento che va dato a ogni credente continuamente. Gli altri doni possono esistere senza la carità, che è invece qualcosa di più interno e indispensabile a tutti i credenti. Paolo così passa dall’esterno all’interno, cioè dall’organizzazione esterna della chiesa, con la molteplicità delle mansioni, al principio di vita dal quale dipende il valore di tutto il resto.
Dopo la breve introduzione di 12,31, i primi tre versetti sono costruiti secondo uno schema fisso e ripetuto: un periodo condizionale costituito da due protasi, una positiva («se parlassi», «se avessi», «se offrissi e dessi») e l’altra negativa («ma non avessi») a cui segue un’apodosi. Ogni volta l’opposizione che si stabilisce è tra tutto e nulla. Nei vv. 1-2 troviamo prima un avere, poi un avere tutto, che entrambe le volte sfocia in un non essere; al v. 3 dall’avere si passa al perdere tutto, per mostrare l’estremo del dono. Si va dal dono meno prezioso a quello più prezioso con una opposizione tra eventualità e realtà.
Paolo parla alla prima persona e non in generale, sia per evitare di accusare o di offendere qualcuno sia per presentare il suo discorso come una duplice confessione, del bisogno di avere la carità, e del pentimento per non averla e come un invito a desiderare di averla. Le parole dell’apostolo sono così la confessione di un io credente e dunque acquistano una tonalità serissima: se uno non ha la carità non è di Cristo; la mancanza della carità tocca in maniera determinante l’identità stessa del credente.
Avvertiamo in particolare il paradosso al v. 2, dove Paolo parla della fede. È ovvio, infatti, ritenere che sia la fede a definire il credente, ma qui non è la fede a farlo, e ciò è tanto più provocante perchè si allude a una fede straordinaria, come quella di Abramo, al credere l’impossibile.
Nel v. 3 si arriva al dono di se stessi fin alla morte o alla perdita della libertà. La mancanza di carità rende però anche questo gesto estremo privo di qualsiasi vantaggio o aiuto. Di nuovo, l’effetto raggiunto è paradossale: se non ho agape e dessi tutti i miei averi/la mia vita così da non avere più niente, non ho davvero più niente, nel senso che essere privi di amore porta veramente all’annullamento di qualsiasi vantaggio atteso dalle prestazioni straordinarie dell’uomo.
Nella comparazione tra quello che l’uomo ha e ciò che non ha, il suo possesso, per quanto straordinario, risulta praticamente un nulla, dal momento che è l’amore che gli manca; l’agape pertanto è un bene così importante da far impallidire il valore di qualunque cosa si possiede. La privazione di cui soffre l’uomo vuoto di agape lo rende mancante, insignificante, inesistente.
La posta in gioco è dunque l’essere dell’io, l’identità: ciò che dà l’identità del credente non è la fede solo, ma l’agape. Il punto essenziale e imprescindibile per un credente non è il fare o l’avere, ma l’essere e l’essere è determinato dall’amore.
Paolo,dunque, insiste sulla necessità della carità per l’identità del credente, ma ancora non ha detto cos’è l’agape. A questa determinazione sono dedicati i vv. 4-7, in cui l’amore diventa il soggetto di 15 verbi, che esprimono ciò che fa l’amore e ciò che non fa. L’amore non è descritto in se stesso, né qualificato con aggettivi, come potrebbe apparire dalla nostra traduzione, bensì mostrato in azione e che tutte le azioni riguardano la rete dei rapporti interpersonali e sociali.
I verbi non sono posti a caso, ma l’intenzione è quella di far passare dalla considerazione del male che non si fa a non rendere il male, fino a non rallegrarsi del male fatto a un altro. Paolo non dice che l’agape «non fa del male», perché questa espressione fa riferimento a un male evidente, mentre qui il male di cui si parla fa riferimento al male sottile, quello compiuto dalle persone spirituali. Tutti i termini scelti indicano, infatti, egoismo, vanità, orgoglio, e descrivono atteggiamenti e modi di fare che attaccano e fanno male agli altri. È un male, dunque, che suppone il discernimento, cioè la capacità di vederlo e distinguerlo al di là delle apparenze. È il male che fa ombra all’amore di Dio riversato già nel cuore dell’uomo.
I primi verbi descrivono gli atteggiamenti di pazienza e magnanimità, contrari alla durezza del cuore che impedisce o chiude ogni possibilità di cambiamento nell’altro. Nel v. 5, attraverso i verbi negativi, l’agape appare come il dinamismo operativo che fa uscire la persona dal cerchio del suo privato interesse, per aprirla a un agire costruttivo del bene altrui.
Il credente ha per vocazione di essere rappresentativo dell’umanità secondo Dio. L’agape è il modo di vivere la nostra umanità come la vuole Dio. Il credente attraverso l’agape riscopre la sua vocazione umana: essere immagine di Dio.
La dinamica dei verbi del v. 7 è interessante, innanzitutto perché ciascuno ha per oggetto «tutto», con una sottolineatura della dimensione della totalità. Il messaggio, nonostante la diversità dei verbi è omogeneo. Il primo verbo, «coprire», significa anche «sostenere»; mantenendo entrambi i sensi, da un lato esso anticipa gli altri tre dall’altro allude alla capacità di sostenere ogni avversità e difficoltà. In questa prospettiva «credere» vuol dire rimettersi nelle mani di Dio, manifestando così una totale fiducia in Lui e nella vita, al punto che niente ha la forza di gettare nella disperazione. «Sperare» esprime la tensione verso la meta, l’attesa costante che permette all’uomo, anche nelle situazioni più critiche, di aprirsi a futuri sviluppi positivi. Ogni giorno, infine, c’è bisogno di «perseverare», azione che si manifesta soprattutto come costanza.
Nella prima parte Paolo ha detto che la carità è essenziale e garantisce l’identità del credente il cui unico status viene appunto dall’agape. Nella seconda parte (vv. 4-7) la carità si esprime in diversi modi, e la via proposta da Paolo prende in considerazione la nostra umanità.
L’amore, afferma Paolo, non avrà fine, non cadrà mai, perché l’agape «è la prolessi dell’eternità nel frattempo». Ogni esperienza di amore, in quanto esperienza ed espressione dell’amore divino, anticipa l’eternità, rappresenta un frammento della condizione definitiva a cui l’uomo è chiamato, quando sarà del tutto conformato a Cristo. Per questo a ragione si può affermare che la bellezza salverà il mondo, non la bellezza estetica, ma quella che si rivela in ogni gesto d’amore che ripropone, incarna e attualizza l’amore dell’Uomo agapico per eccellenza.
Piste per la riflessione e la preghiera
Riprendo il testo cercando di entrare nel suo movimento e nella sua logica, lasciando che le affermazioni di Paolo interpellino la mia vita di credente.
- Quale relazione stabilisco tra agape e carismi, e cosa desidero avere come dono più importante.
- Paolo parla alla prima persona confessando così il suo bisogno di avere la carità, il pentimento per non averla e rivolgendo un invito a desiderare di averla. Faccio mio lo stile di Paolo traducendolo in preghiera
- Considero il rapporto necessario che Paolo stabilisce tra la fede e la carità e la loro reciproca e determinante rilevanza per l’identità del credente
- Che cosa suscita in me, rispetto al servizio e all’impegno concreto che mi viene domandato e rispetto ai bisogni che urgono, l’affermazione che la caratteristica essenziale e imprescindibile per un credente non è il fare o l’avere, ma l’essere e che l’essere è determinato dall’amore?
- Il confronto con il testo paolino mi permette di riconoscere il male sottile e subdolo di cui mi rendo responsabile proprio perchè sono una persona spirituale e impegnata nell’azione di carità. Rendo grazie per il servizio alla verità che questo testo compie, chiedo perdono per il male a cui riesco a dare nome. Quali scelte concrete questa visione mi induce a fare?
- Tutte le azioni compiute dall’agape elencate nei vv. 4-7 hanno trovato compimento e piena realizzazione in Gesù. Provo a sostituire il suo nome ad «amore» e faccio tornare alla memoria gli episodi del vangelo che illustrano ciascuna delle azioni elencate. Trasformo in preghiera la contemplazione dell’amore di Gesù che si è fatto storia nella vita degli uomini per renderli partecipi dell’agape divina e trasformarli, anticipando l’eternità.

