giovedì 22 aprile 2010
Musica e canto......
A nessuno ho detto di averla ricevuta, anche se avrei voluto farlo subito, ma penso sia più giusto leggerla tutti insieme.
Penso che le emozioni di sabato e domenica scorsi siano la prova che, malgrado qualche reticenza iniziale, valga la pena buttarsi in simili avventure, magari impegnative ma così gratificanti, che il fatto di cantare nel coro ci offre.
Ne sono la prova gli interventi di Cesare e Michele, così belli e significativi nella loro semplicità, ma anche gli occhi lucidi dei "Miei" soprani e contralti ed il sorriso benevolo e saggio dei "Miei" tenori e bassi dopo il canto finale alla Messa di domenica mattina.
Il canone che hanno intonato al termine del rinfresco era davvero, come dice Michele, incomprensibile, ma "Musica e canto non hanno confini".
Così ci siamo ritrovati a cantarlo insieme nell' unico linguaggio universale: " Il cantare insieme".
Non so se riusciremo ad andare a Londra, di sicuro però, abbiamo già gettato un ponte sulla Manica con i nostri canti e "Finchè i popoli cantano possiamo ancora sperare........"
domenica 18 aprile 2010
CANTATE FRIENDS
Serata con il coro di Londra
lunedì 5 aprile 2010
camminare insieme....
Ancora una volta però, ringrazio il Signore per il grande dono del coro, per avermi messo vicino dei compagni di strada così generosi e belli.
mercoledì 31 marzo 2010
Appuntamenti per la "Settimana Santa"
Giovedì Santo: Santa Messa "In coena Domini", appuntamento in Duomo alle 20,45.
Venerdì Santo: Azione liturgica nella passione e morte del Signore, appuntamento in Duomo alle 14,45.
Via Crucis, appuntamento in Duomo alle 20,40.
Sabato Santo: Solenne Veglia Pasquale, Appuntamento in Duomo alle 21,10.
Domenica di Pasqua: Santa Messa solenne, appuntamento in Duomo alle 11,15.
E' IMPORTANTE ESSERE PUNTUALI!
A tutti voi ed alle vostre famiglie, cari auguri di BUONA PASQUA.
Gigi
mercoledì 24 marzo 2010
New President, goodbye
Nella stessa estate un giovane falegname viveva nel pieno fermento di anni difficili, ma buoni per formare teste e coscienze. Me lo immagino nel caldo di quei giorni, immerso nella fatica quotidiana, ma con lo sguardo già sul domani a osservare benevolmente un gruppo di cantori in posa sotto la basilica di Assisi. Proprio in quell'anno (1972) era tra gli artefici della nascita del Coro Santa Maria Maddalena.
La mia strada e quella del coro si divisero subito. Nessun contatto, nessun incrocio neppure casuale. Ad eccezione, forse, della visione che ho, nitida ancor oggi, di un omino che, con un'ape rumorosa, consegnava le bombole del gas a casa dei miei genitori. In un curioso intreccio di strade tra coro e affetti famigliari, questo signore minuto e dall'aria scanzonata avrà un ruolo inaspettato.
Lo devo confessare, per chi ancora non se ne fosse accorto: io non conosco la musica. Le poche nozioni di base me le ha insegnate la Prof. Vinciguerra alle medie. Credo di essere stato il suo allievo preferito e comunque ero senza dubbio uno dei migliori in fatto di suonare il flauto (una cosa gialla di plastica che non so se si possa chiamare così).
Mi sono sempre divertito a cantare. Soprattutto i canti alpini che imparavo ascoltando mio padre sotto la doccia e poi duettando con lui nel tragitto Desenzano-Rivoltella verso la scuola. Quanti sassi ho sentito “sotto la tenda a ro- a rotolar” in 3 anni di asilo 5 di elementari e 3 di medie!
Nella parrocchia di San Biagio ho passato tutta la mia infanzia e preadolescenza. Ricordo ancora con affetto e un po' di nostalgia le prove di canto dopo il catechismo con l'allora curato don Luigi Cottarelli, oggi rettore del seminario diocesano. Con lui ho imparato i canti principali della Chiesa di quegli anni (i vari Symbolum e compagnia bella per intenderci).
Poi il passaggio al liceo scientifico a Desenzano, prendendo una strada che forse non era la mia, per imitare un cugino più grande. Grazie a questo stesso cugino (nonchè fratello di un attuale corista) fui introdotto nella parrocchia di san Giuseppe lavoratore dove passai la mia adoloscenza senza una partecipazione molto attiva. E così l'adolescenza progrediva in età più adulta senza troppi spunti interessanti.
La mia gioventù di "cristiano cattolico praticante" si trascinava stancamente quando, un bel giorno di primavera del 1993 mi trovai a messa in Duomo. Non ricordo bene perchè fossi lì. Forse era per pedinare una ragazza di cui mi ero invaghito qualche tempo prima. Fatto è che tra i banchi del secondo blocco, di fronte all'entrata laterale, incrociai gli occhi di una fanciulla che da quel momento sono rimasti riflessi nei miei. Certo ci vollero settimane, mesi, stagioni ma alla fine quegli occhi divennero una voce, la voce divenne un nome e da quel nome nacque una storia.
Cominciai allora a frequentare assiduamente la messa delle 11.30 in Duomo dove ormai da più di vent'anni cantava quel coro, anche lui nato nel 1972, e diretto ormai stabilmente da quel giovane falegname che abbiamo lasciato con i suoi sogni intrisi di sudore in quella lontana estate.
Domenica dopo domenica, celebrazione dopo celebrazione le melodie del coro mi presero sempre di più (credo sia stato Exultate Justi a darmi il colpo di grazia). Fatto è che qualche anno dopo, era il 1996, sostenuto anche dall'amicizia nata con l'allora curato don Andrea Giacomelli che mi aveva spinto a reinserirmi dopo tanti anni nelle attività pastorali, e sollecitato più volte da alcuni amici che cantavano da tempo (Silvia, Nicoletta, Marialuisa, Francesco) decisi di entrare nel coro.
Voi non immaginate nemmeno quale e quanto fosse a quei tempi il terrore che aleggiava attorno alla figura del maestro e quanto potesse costare a me, decisamente timido, fare questo passo. Ma lo feci e riuscii a convincere anche quella fanciulla della messa, Sara (ancor più terrorizzata di me da quel maestro che conosceva fin da bambina). Insieme iniziammo le prove un Giovedì sera di settembre. Poco a poco le voci del coro divennero occhi, gli occhi nomi e i nomi si trasformarono in storie.
Ma questa è la mia storia: e allora con Sara ci siamo sposati e lei è uscita dal coro quando è nato Mattia e poi Letizia. Nel coro ho conosciuto i miei testimoni di nozze: a proposito. Vi ricordate quel tipetto con l'ape che portava le bombole quand'ero bambino? Beh per quello strano andirivieni di , incroci e strade parallele che qualcuno chiama caso, altri destino, già da ben prima di quell'estate del 1972 era molto legato alla famiglia di quella che sarebbe diventata mia moglie. In quell'anno era già padre di due bambinette: Lucia che insieme a Giuliano sarà testimone del mio matrimonio e Donata che, intanto che la mia storia andava avanti, ha sposato il giovane falegname ed è diventata per il coro un pò' moglie, un pò' mamma, un pò' zia, un po' cognata. Una rompiscatole che se non ci fosse sarrebbe da inventare. Insomma il motore del coro.
Sono passati quasi 15 anni e di occhi nel coro ne ho incrociati tanti e con loro tante storie. Tutti arrivati lì da strade diverse ma in fondo tutti arrivati lì per un amore. Ho visto storie finire bene, altre non tanto, altre nemmeno iniziare, altre ancora non sono mai finite. Ho consolidato amicizie importanti, ho indirizzato la mia formazione umana e cristiana. Ho pregato, ho trovato una via per cercare il mistero. Ho parlato il tedesco e il francese, l'africano e l'albanese, il russo e il siciliano. Ho visto qualcuno lasciare con rimpianto, altri andarsene senza aver capito. Ho conosciuto una nuova generazione; quella dei figli che sono cresciuti, cantano nel coro, hanno coinvolto altri giovani amici, hanno portato un'aria dolce, fresca e frizzante. Mi sono innamorato di ognuno di loro, del loro impegno, della loro innocente saggezza, del loro coraggio. Ed è per loro che io sono stato il New President.
lunedì 8 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
Un grande dono
Il canto è un linguaggio universale, è il legame indissolubile che ci fa stare insieme, la forma di dialogo più bella e più alta.
Usiamolo questo dono, per parlare col canto al cuore dell' altro, ascoltiamo l'altro che col canto parla al nostro cuore.
giovedì 4 marzo 2010
esperienze ed emozioni
Forse inconsapevolmente, ma lui era carcerato e siamo andati a visitarlo....
martedì 2 marzo 2010
Granelli di sabbia
Ho ancora nello testa quel senso di incertezza che mi ha accompagnato lungo tutta la vigilia del concerto. Ho ancora nelle orecchie le note dei nostri canti amplificate dalla volta bassa della cripta. Ho ancora negli occhi quelle facce. Magari non tutte belle facce, ma tutte facce normali. Alcune mi sembravano addirittura familiari: il ragazzino che viveva nella casa famiglia quand’ero obiettore; l’operaio che lavora nell’azienda dove sono impiegato; quel vicino di casa schivo che non si fa mai salutare.
Volevo dominare quella strana sensazione di non avere in pugno la situazione.
Allora cantavo e osservavo, cercando di capire.
Ho visto lacrime ferme negli occhi; ho visto teste sporgersi per carpire una voce che arrivava dolce, o per vedere meglio il viso di una ragazza; ho visto orecchie attente e soddisfatte; ho visto ragazzi (chi sa, forse dell’est) ballare con Joska; ho visto labbra pronunciare timide “Dio del cielo, Signore delle cime…”.
Mi aspettavo cani rabbiosi con la bava alla bocca. Ho trovato uomini.
lunedì 8 febbraio 2010
Ho rovinato mio figlio!
Questa sera a cena il piccolo Mattia mi dice: << Ho cantato Volano le bianche ad Alessandra (la sua pseudo-fidanzatina). Non gli è piaciuto!>>
Ho gia rovinato mio figlio!
Il volo delle bianche
Beh non pensate male, dopotutto sono il presidente! In fondo l’ho visto solo dopo Mirko e Francesco, che sono i produttori; Gigi che è il maestro; Donata che è la cassiera; Francesco che è il figlio del maestro; Marta, la figlia del maestro: d’altra parte erano in casa e non potevano far finta di non vedere; dopo Giuliano, Lucia, Agnese, Elia, che abitano vicino al maestro; dopo Chiara che, credo, passasse da casa di Mirko. Se l’ha già visto anche la Anna Iuppa giuro che mi dimetto!
Scherzi a parte… Ho già scritto le sensazioni che ho maturato prima, durante e dopo la serata del 25 gennaio scorso nel mio post “La memoria e la pace” dove ho messo in luce la speranza che il nostro canto potesse in qualche modo essere seme di memoria, pace e speranza"
Ora, dopo aver ascoltato il dvd, devo dire che anche le sensazioni che ho avuto sui canti mentre li eseguivamo non sono state tradite. In particolare tre canti mi hanno meravigliato più degli altri.
Il Golico si è rivelato come vera e propria preghiera. La melodia struggente e le parole semplici e sincere ne fanno un’invocazione alla protezione materna: madri che pregano per i figli e Maria che ha già provato il dolore della perdita del figlio è già vicina a tutte quelle madri .
Joska la rossa. Tra tutti è forse stata la sorpresa più piacevole. E’ stato un po’ come innamorarsi di qualcuno che conosci da tanto tempo, che hai sempre avuto davanti e della cui bellezza non ti sei mai accorto. Il modo con cui De Marzi ha cercato di farcela interpretare è stato la scintilla. La ballata del “dai che cantemo” è diventata un vero e proprio racconto pieno di vita, memoria e nostalgia. Con il finale drammatico di una poetica inaudita.
Volano le bianche. In questo canto è stato fondamentale il suggerimento del maestro sul renderlo più scorrevole. Nell’intreccio tra il volo delle bianche proposto dal coro e le “strofe” eseguite dai soprani è presente la tragedia dell’eccidio degli Alpini sull’Ortigara chediventa speranza nel rifiorire silenzioso della montagna. Ascoltando la registrazione, in molti degli attacchi appare nitida (forse aiutata anche dalle astute sottolineature del pianoforte) la sensazione dei pennuti che si alzano in volo all’improvviso. Peccato che nelle ultime battute siamo di nuovo ricaduti nella tentazione di scandire le sillabe, quasi interrompendo lo spettacolare volo delle pernici.
martedì 2 febbraio 2010
emozioni
To: "Gigi Bertagna"
Sent: Tuesday, January 26, 2010 1:55 PM
Subject: caro
Mi è piaciuto stare con voi.
Le voci ben curate, la serietà e la serenità
L'impegno. L'originalità.
La convinzione.
Siete anche belli.
Ero vicino a tua nipote: di pochi sorrisi, bella e severa.
Rassicurante nella sua giovinezza impegnata.
Tu sei molto musicale. E disponibile alla discussione. Ai suggerimenti.
Spero di poter realizzare un programma insieme: Voi e Crodaioli.
Tua moglie ha un sorriso intelligente e innamorato.
Te lo ripeto: siete bellissimi.
Sono tornato con la felicità nel cuore.
Avevo un po' di timore all'inizio. Mi toglieva la libertà qualche
inattesa presenza intenzionale.
Ma ho superato tutto dopo il primo canto, guardando, senza farmi
capire, il modo di esprimersi
di Agnese.
Nonostante la mia esperienza, la mia sicurezza, la mia conoscenza, ho
bisogno spesso di queste
certezze che mi vengono (o che cerco volutamente) dalle persone dallo
sguardo sincero, trasparente.
Ho una settimana molto intensa da percorrere. Ma stare con voi mi ha
dato la forza per affrontarla.
Penso a tuo fratello, alla sua preoccupazione quotidiana.
Mi è piaciuto dare un bacetto a Elia.
Siete coraggiosi e saggi.
Vi ringrazio per l'amicizia e la fiducia.
Un abbraccio fraterno.
Tuo Bepi
giovedì 28 gennaio 2010
Sul Ponte di Perati
bandiera nera
è il lutto degli alpini
che va alla guerra
È il lutto degli Alpini
che va alla guerra
la meglio gioventù
che va sotto terra
Sui monti della Grecia
c'è la Voiussa
col sangue degli Alpini
s'è fatta rossa
Nell'ultimo vagone
c'è l'amor mio
col fazzoletto in mano
mi dà l'addio
Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca i basi
la mi mandava
Quelli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati
Un coro di fantasmi
vien giù dai monti
l'è il coro degli Alpini
che sono morti
Gli Alpini fan la storia,
la storia vera
l'han scritta con il sangue
e la penna nera
Alpini della Julia,
in alto i cuori
sul ponte di Perati
c'è il tricolore!
mercoledì 27 gennaio 2010
La memoria e la pace (27 Gennaio, giorno della memoria)
Uomini formica calpestano, barcollano, cadono, strisciano, irrigidiscono e infine stanno in quell’immensa bianchezza. Bestemmiano il Dio onnipotente e incomprensibile che li ha voluti uomini, non formiche.
Ogni cognome italiano ha lasciato le orme su quella neve. Siamo nati là e neanche ce lo ricordiamo.
Uomini cicala non hanno terra, calpestano catrame. Non hanno neve, ma una poltiglia calda quando tocca il suolo. Camminano, senza pesi, per gioco, leggeri.
Leggeri i pensieri. Pesanti i cuori. Bestemmiano il Dio sconosciuto, abbandonato.
Non hanno lo zaino in spalle, scarponi rotti ai piedi, non hanno fame. Non hanno tempo. Nemmeno per ricordare. E il tempo lo hanno già perso
Veniamo tutti da quella neve e lo abbiamo dimenticato.
Si levano note di dolore, preghiere di pace, grida di nostalgia. Il tempo non esiste più. E’ tornato indietro nel gennaio 1943 e pure siamo qui ora.
Agli uomini formica nella neve di Russia par di sentire voci dal cielo e per un momento, forse per l’eternità, ascoltano senza paura nella sera di stelle, cullati dal suono di voci di un tempo lontano.
Quella sera siamo stati brace della memoria, piccolo seme di pace, rimedio sicuro per l’anima.
martedì 26 gennaio 2010
Questa notte......
Ci ha ha portato sulla neve di Russia, puzzolente di guerra; ci ha portato nei boschi dell' altipiano a primavera; ci ha fatto conoscere gli urogalli; ci ha fatto sentire il sapore del vino rosso, che si assapora piano in una casa di legno; ci ha fatto sentire, con gli occhi, le pernici bianche che volano;
ci ha tormentato con gli odori dei lagher, ci ha fatto sentire le risate di una ragazza russa e l'urlo a denti stretti di quei ragazzi vestiti da soldati; ci ha fatto marciare nella neve carichi di freddo e di stanchezza; ci ha fatto camminare sulle foglie dei sentieri di montagna; ci ha fatto amare i desideri degli uomini e le loro miserie.
De Marzi ha frugato nei pensieri e nei ricordi di Mario Rigoni Stern, per raccontare a tutti; anche noi. E' la sua missione, indomita e libera, senza paure.
Noi coro, davanti al pubblico e pubblico stesso, ascoltiamo, cantiamo, ci emozioniamo e intanto diventiamo testimoni di un pezzetto di storia.....Così sconosciuta e così lontana dai nostri figli....
Ed il mio cuore è sempre più meravigliato!
Donata
venerdì 15 gennaio 2010
Mario Rigoni Stern
giovedì 31 dicembre 2009
Ricordi e speranze
Le sere di prove, con i momenti di sereno e le immancabili nubi, le domeniche, le Messe, le assenze e le presenze più o meno giustificate.
Il G8 delle Suore, la meditazione a Verona, ASSISI!!!, la rassegna, "NOTE DI LUCE", il concerto al centro sociale.
Canti nuovi, canti rispolverati, canti momentaneamente messi da parte, canti "Troppo difficili", oppure "Troppo facili".
Mi piace pensare che i ricordi, piacevoli o meno, possano essere il nutrimento per le speranze,
per gli impegni futuri, per ridare slancio a chi fatica, per far perseverare chi non molla mai, per aiutare tutti ad investire i propri talenti, in questa formidabile e meravigliosa esperienza che ci è dato di vivere.
BUON ANNO!!
mercoledì 23 dicembre 2009
Natale del Signore
Sorvoliamo sugli strafalcioni e la lungaggine del presentatore.
Effettivamente ha ragione chi dice che il programma era troppo lungo, infatti la prima stesura era un' ipotesi, ma poi l' ho trasmessa così com' era e non sono stato capace di togliere alcuni brani durante il concerto.
Perdonate il vostro vecchio maestro.
In ogni caso siamo andati abbastanza bene, anche se il maestro stava sbagliando la chiusura di
"San Matio" e l' ultimo ritornello della "Piccola canta di Natale".
Vi ringrazio sempre per la disponibilità e l' impegno che dimostrate e che metterete senz' altro anche nelle Messe della Vigilia e del giorno di Natale, proprio con lo spirito di mettere al servizio di tutti il grande dono che abbiamo ricevuto.
Buon Natale del Signore a tutti voi ed alle vostre famiglie.
mercoledì 16 dicembre 2009
E' un nettare rarissimo e corroborante da centellinare piano piano, un balsamo che cura e rinfresca.
Così come un balsamo è stato per me sentire e vedere "I MIEI CANTORI", gli attori ed i musicisti, portare il proprio contributo di capacità , preparazione, fantasia e Fede, poca o tanta che sia.
Credo che le molte persone che si sono congratulate, l' abbiano fatto col cuore, perchè lo sentivano e credo anche, che noi siamo un pò punto di riferimento per molti, siamo
donatori, forse inconsapevoli, di un dono più grande che abbiamo ricevuto e che non vogliamo nascondere o tenere per noi.
Tutto questo aumenta la nostra responsabilità e ci impegna di più.
Ma fa crescere anche la speranza.
lunedì 14 dicembre 2009
La luce di Maria
Mentre canto Maria e suo figlio mi specchio in questo Giuseppe. E nel mio canto c'è speranza ma anche disperazione, lode ma anche supplica, amore fedele ma anche tentazione, durezza ma anche fragilità , gioia ma anche smarrimento.
E vorrei esplodere, come Giuseppe in faccia a Maria, per questo turbine di contraddizioni.
Ma lei è così bella, così luminosa che preferisco guardarla in silenzio.
Guardarle gli occhi neri profondi, rossi di lacrime che scendono senza un perché; mentre le labbra si appoggiano leggere su un flauto e le dita vibrano le corde di un'arpa; quando insegna il Natale sotto un velo grigio e mentre intona il dan di una campana; quando parla di un fidanzato lontano e gli occhi di cielo scintillano senza saperlo; quando mi osserva dai banchi della chiesa ed è lì apposta per me e pure negli affanni dei giorni è lì per il suo uomo, per suo figlio, per un nipote; seduti a un tavolo commentando i canti e accompagnandola all'uscita discutendo di adempimenti fiscali tra le colonne di un chiostro.
Non posso capire, non devo comprendere. Contemplare il mistero e offrirgli le mie contraddizioni.
E' tutto quello che mi rimane.
domenica 29 novembre 2009
A rivederci
domenica 15 novembre 2009
Meditazione musicale
Canti eseguiti dal CORO SANTA MARIA MADDALENA.
Ai flauti: Milena Rigato, Francesco Bertagna e Monica Raissoni. All' arpa, Elena Bittasi.
domenica 8 novembre 2009
Spiedo... finalmente!
XV rassegna di canto corale
Penso che il pubblico ed i cori partecipanti, abbiano gradito ed apprezzato.
Da giovedì si comincia a preparare la meditazione musicale del 13 dicembre e tutte le altre scadenze.
La raccomandazione è sempre la stessa: "Presenza alle prove"!
domenica 1 novembre 2009
Ricordo di Ettore
Ettore è stato maestro della "Schola cantorum" del Duomo di Desenzano, fino all' inizio degli anni '60, quando, lasciato il sevizio in Duomo, fondò il "Coro azzurro benacense".Un coro maschile, che ebbe il pregio di recuperare molti canti popolari, anche della nostra zona, riscuotendo notevole successo.
Con l' istituzione della Parrocchia di S. Giuseppe lavoratore, Ettore venne chiamato ad occuparsi del canto liturgico nella nuova parrocchia, nacque così, con l'innesto di voci femminili sull' ossatura del Coro azzurro benacense, la "Corale San Giovanni", che Ettore ha diretto fino all' inizio del 2008, quando ha lasciato per motivi di salute.
Anch' io da ragazzo sono stato allievo di Ettore, conservo di lui il ricordo di una persona che badava molto al sodo, forse burbera all' apparenza, ma che curava oltre al canto il modo di stare insieme nel coro.
Quando cominciai la mia esperienza di direttore, si dimostrò molto attento al mio nuovo cammino, dandomi consigli ed anche rimproverandomi, e da questo capivo che gli stava a cuore ciò che avevo intrapreso.
Per noi, che restiamo a vivere l'esperienza del canto corale, il continuare secondo la sua testimonianza, sia riconoscenza, ricordo ed affetto nella sua memoria.
domenica 27 settembre 2009
XV rassegna di canto corale
Partecipano:
Il " CORO MONTE CASTELLO"
Di Tignale, diretto dal M° Enrico Spagnoli
La "CORALE DELLA BASILICA DI SAN SEBASTIANO"
di Castiglione dell Stiviere
diretta dal M° Stefano Cerutti
e... il "CORO SANTA MARIA MADDALENA"
Pubbliciziamo adeguatamente questa importante iniziativa
venerdì 11 settembre 2009
Photo Gallery ovvero la caduta del New President
mercoledì 2 settembre 2009
Prove di canto
Appuntamento qundi giovedì alle 20,45.
Ricordatelo a tutti e portate nuovi coristi.
Ciao a tutti.
Gigi
mercoledì 12 agosto 2009
Terra Santa
Gigi
martedì 7 luglio 2009
Scherzi d'estate
domenica 28 giugno 2009
Promemoria
Grazie Paola per l' invito!
Domenica 5 luglio, Santa Messa in Duomo alle 11,30 ed al santuario di San Felice alle ore 18.
Buona settimana a tutti.
Gigi
sabato 20 giugno 2009
Improvviso
Chi spegne il giorno conosce i nostri sogni... In quel 24 Giugno di 150 anni fa di giorni se ne sono spenti tanti. Ogni giorno con i suoi sogni. Sogni grandi, ideali di una patria finalmente unita e libera, coltivati nelle università e nei salotti nobili; sogni quotidiani, riflessi nel volto di una donna al lavatoio in trepida attesa, di bambini scalzi e malnutriti che corrono giocosi nei campi. Sogni interrotti in un giorno, da prima dell'alba al tramonto quando l'ombra della sera rende i colori un tutt'uno di azzurro. Impossibile distinguere il nemico dall'amico, i morti dai vivi. E allora è pace, per forza.
Sarà che da settimane sono in piena estasi risorgimentale, ma ieri, durante l'attacco di questo capolavoro di de Marzi, mi ha colto un pensiero improvviso: domani proprio lì, sotto quelle colline, il canto può assumere un significato non previsto. Un momento di preghiera e ricordo riconoscente per ognuno di quei sogni infranti, lontano dalla retorica e dalle urla delle manifestazioni ufficiali. Cantare nel coro riserva anche di queste sorprese. Un'occasione inaspettata. Un' emozione improvvisa.
giovedì 18 giugno 2009
Da Assisi
From: Cappella Musicale S. Francesco
To: Gigi Bertagna
Sent: Monday, May 04, 2009 6:39 PM
Subject: Grazie da Assisi
Assisi, 4 maggio 2009
Gen.le
Maestro Gigi Bertagna,
proprio stamane ho incontrato don Giuseppe Biselli, il quale raccontandomi del brillante concerto del suo coro in San Rufino, ha confermato l' ottima impressone che ho avuto sentendovi cantare "Locus Iste" durante la Messa. Mi dispiace non averla potuta salutare e sentire gli altri canti.
Padre Marcello mi ha anche detto della scelta appropriata dei canti dal punto di vista liturgico.
Mi dispiace che non abbiate potuto cantare l'atto penitenziale, ma c'è stata qualche incomprensione con il celebrante.
Ai miei complimenti per le ottime voci e per l' impasto corale, si unisce don Giuseppe che vi saluta e vi ringrazia per aver tenuto il concerto in San Rufino.
Grazie anche per i graditi omaggi.
Vi auguro pace e bene ed un lungo e radioso futuro corale.
Fraternamente:
P. Giuseppe Magrino
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sabato 6 giugno 2009
Via Lucis 2009
Davvero dobbiamo essere grati al Signore per aver messo sul nostro cammino lei e tutta la comunità del Mericianum, per noi conforto e punto di riferimento.
Parte integrante della preghiera è il camminare. Con la luce dei flambeaux, idealmente accesi al cero pasquale, in un suggestivo paesaggio, si affronta la notte vegliando, pregando attraverso l’ascolto, la danza, la drammatizzazione, il canto. Il cammino è chiaramente una metafora della vita e il cantare la fede sostiene la fatica, ravviva la speranza esalta la fraternità.
Forse davvero non c’è modo migliore di attendere la venuta dello Spirito che invocarlo insieme, vivendo il tempo della vigilia come un paradigma dell’attesa di tutta l’umanità che geme e soffre,
spera e sogna, sentimenti che solo il canto è in grado di esprimere veramente.
sr. Angela
martedì 12 maggio 2009
Assisi un ricordo colorato
mercoledì 6 maggio 2009
PIETRE ANGOLARI
mercoledì 29 aprile 2009
ASSISI
In mezzo agli ultimi preparativi, agli aggiustamenti degli organizzatori (complimenti per l' impegno), all' attesa della partenza, noto con gioia che piano piano si fa strada la conspevolezza che stiamo partendo per un' esperienza speciale. Lo si è visto alla prova di lunedì, dove alla fine quasi tutti sono riusciti a partecipare, lo colgo dalle telefonate di questi giorni per le ultime richieste di ragguagli. Ci accompagni questo spirito di gruppo e di fraternità, con gli auguri e l'affetto che molti ci hanno manifestato e ci guidi San Francesco con l'esortazione alla ricerca della "Perfetta letizia".
domenica 19 aprile 2009
E' andata
Prendiamoci il buono e cerchiamo di individuare bene e superare le difficoltà.
Intanto complimenti per aver tenuto fino alla fine e per la scelta dei testi letti.
Ero inzialmente scettico, ma poi mi hanno affascinato, anche per merito dei lettori.
Appuntamento a giovedì. Ciao a tutti, Gigi.
martedì 14 aprile 2009
sabato 4 aprile 2009
domenica 22 marzo 2009
Rifiorire
Ho una montagna di cose da dire.
Forse non dirò nulla, per non rinnovare ciò che si prova nei momenti bui.
Forse perchè preferisco pensare a me stessa come a una delle piante del mio giardino, che fino a poco fa erano nude e sferzate dal vento e ora, malgrado il freddo, malgrado tutto, stanno fiorendo.
Non è facile rifiorire: il gelo a volte ritorna e sembra più crudo di prima, ma la luce avanza.
Una luce che è data dall'amore e dalla comprensione di chi ti sta vicino, anche senza fartene parola.
Grazie a tutti i miei "portatori di luce"
Elena
*
martedì 10 marzo 2009
ASSISI
Il coro Santa Maria Maddalena, terrà un concerto nella
Cattedrale di San Rufino ad Assisi, la sera di sabato 2 maggio e
domenica 3 maggio accompagnerà la Santa messa solenne
delle ore 12 nella Basilica superiore di San Francesco.
Se uniamo queste formidabili esperienze al "Canto della Madre"
di sabato 18 aprile a Verona, alla Quaresima, la Settimana Santa
e la festa di Pasqua, nessuno dovrebbe mancare alle prove e
tutti dovrebbero dare il massimo in entusiasmo ed impegno.
domenica 1 febbraio 2009
Preparativi
E' così ogni anno.
Il ripasso dei canti per la Quaresima e Pasqua, e l' apprendimento di qualcosa di nuovo, devono tenerci nella giusta tensione per non mancare alle prove.
Quest' anno, dopo tre o quattro rinvii, andremo finalmente ad Assisi. I consiglieri sono già in piena attività per offrire come sempre un' organizzazione impeccabile, al coro ed agli amici che condivideranno con noi questa importante esperienza.
A differenza delle due uscite per i gemellaggi, non abbiamo stavolta l' obbligo di cantare, ma almeno l'animazione della Messa, dovrebbe essere un punto fermo per la gita di un coro liturgico.
Se poi si riesce a tenere anche un concerto, tanto meglio.
Naturalmente, la scelta dei canti sarà proporzionata alle presenze ed all' equilibrio dei settori.
Dopo la Messa di stamattina, ho notato un desiderio di adoperarsi da parte di molti, magari trovando soluzioni alternative per ovviare a problemi vari che possono mettere in forse la presenza di alcuni coristi.
BENE!
Tutto questo mi fa ben sperare e penso che riusciremo a vivere ancora una volta una bella esperienza.
Ci vediamo giovedì.
Buoni preparativi a tutti.
domenica 11 gennaio 2009
Buoni Propositi...
Sono stata “assente” dal coro per più di un mese prima di Natale a causa della mia brutta influenza (se così si può chiamare!), non ho quindi partecipato alle prove del giovedi e non ho cantato alla S. messa ( anche se comunque vi ho partecipato) e devo dire che mi è mancato molto…
Ma, come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere e stando al di fuori del coro ho potuto osservare e cogliere tante cose, tante sfumature che logicamente non avrei colto se avessi cantato.
Mi unisco quindi al pensiero del nostro maestro in merito al concerto tenuto al centro sociale: ero tra coloro che ascoltavano e posso confermare, sentendo anche i commenti delle persone che erano dietro e davanti a me, che il concerto è stato davvero apprezzato. Al di là della preparazione tecnica, degli eventuali sbagli, delle corse fatte da chi è arrivato all’”ultimo momento”, il coro è riuscito a far affiorare, e quindi a trasmettere, l’anima racchiusa in ogni singolo brano (in particolare ricordo quelli “ad effetto” di De Marzi).
Ma insieme a tutte queste cose aimè, essendo spettatrice esterna, ho potuto cogliere quelle che si, sono pur sempre sfumature, ma che purtroppo saltano all’occhio anche di una persona poco attenta ai particolari. Sto parlando di un argomento un po’ “fastidioso” per noi donne: la divisa.
Di fronte a quella -direi impeccabile- degli uomini, la divisa delle donne non lo era altrettanto. Sono convinta anch’io che una delle priorità di un coro sia il cantare bene e non certo quello di fare una sfilata di moda, ma un minino di “ordine e decenza estetica” ci vuole. In fondo la divisa è parte del coro e contribuisce, anche se solo in minima parte, al suo decoro. Soprattutto di un coro come il nostro che canta canti sacri e si esibisce in Chiese. Non sto parlando di mettere le calze o meno, di indossare il maglioncino rosso o blu o di tenere solo la camicia bianca (che comunque volendo essere pignoli, come lo sono in effetti io, ci sarebbe da dire anche su questo), ma sto parlando di gonne troppo “corte” o di spacchi un po’ troppo alti.
Queste son tutte cose che purtroppo saltano all’occhio di una persona quando vede un coro dirigersi verso la propria postazione, ancor prima che esso inizi a cantare. Insomma, io trovo che la nostra divisa sia molto carina, classica ed elegante, ma bisorrebbe decisamente dare una sistematina alle gonne delle donne!
Un’altra cosa, invece che saltare all’occhio, giunge alle orecchie… e non è necessario essere esterni al coro per poterlo notare: si sta parlando del brusio provocato dai cantori che costantemente, ogni domenica alla S. Messa, disturba chi vuol seguire le letture e l’omelia e disturba perfino la gente nei primi banchi che vorrebbe partecipare appieno alla S. Messa. Penso che si dovrebbe lasciar spazio a vari ed eventuali commenti al di fuori di una Chiesa e di una celebrazione liturgica.
Con ciò spero che le mie siano accettate come piccole critiche costruttive da prendere così, in tutta tranquillità e serenità.
Faccio a tutti i coristi i miei più sinceri auguri. Che possiate passare iniziare l’anno nuovo con tanti buoni propositi!
Auguri a tutti! Nausicàa
mercoledì 7 gennaio 2009
Il presepio del Duomo
Mi piace “entrare” in questo presepio. Mi piace il silenzio un po’ misterioso che mi avvolge. Le voci di chi guarda sono ovattate, nessuno vuole disturbare il bambino. Sento solo l’acqua della fontana e sento la fiamma silenziosa delle lanterne… Cammino “dentro” e vedo i pastori che stanno arrivando, sono loro che chiamano. Alla fine il mistero è anche questo; i pastori . Raccontano senza parlare che loro c’erano quella notte e si sono mossi. “Certo che ero stanco morto” mi dice quello con la pecora “Tutto il giorno a correre dietro alle pecore! Avevo anche freddo, ma ho infilato i sandali e sono andato là dove mi avevano indicato. E là ho trovato un bambino, non ci credevo; mi hanno detto che era il figlio di Dio! Poi mi hanno anche detto “RACCONTALO, FALLO SAPERE” e così mi sono dato da fare, era una bella notizia da raccontare, però io sono solo un pastore….”
Grazie a Giuseppe, Lino, Maurizio e Matteo, Gianni, Enzo e Matteo e Angiolino, inconsapevoli pastori.
Donata Bernardis
lunedì 5 gennaio 2009
G 8 Suore Orsoline
Come dice Elena, dal Mericianum si torna sempre con la pace nel cuore e con la serenità che dona la certezza di essere attesi ed accolti.
Alle prove di giovedì parleremo di cose tecniche, errori o canti ben riusciti, adesso vorrei solo dire la gioia che ho provato ieri sera.
Ha ragione Marco, quando dice che avevo promesso di togliere dei canti, invece ne ho aggiunti!
Che volete farci, ieri sera ero troppo contento di esserci e non me la sono sentita di togliere canti.
Rivedere persone, con le quali ho condiviso parte del mio impegno in parrocchia, essere a cantare per loro con il mio coro e vedere gli occhi luciccanti delle suore alla fine della serata mi ha molto emozionato.
Riporto due commenti che mi sono stati riferiti ieri sera.
Il primo è di Madre Angela:"Con le vostre preghiere cantate, avete nutrito il nostro spirito e le vostre voci ci hanno aiutato ad andare oltre i piccoli problemi sorti in tre giorni di riflessioni."
Il secondo è di Franco Masseroni:"Grazie per avermi dato la gioia di essere tra amici ad ascoltare il racconto del Natale, che ha riempito di gioia il mio cuore."
Come dicevo, autocritiche e commenti positivi, troveranno posto alle prossime prove, intanto prendiamo queste due perle e teniamole come viatico per questo nuovo anno.
Grazie a tutti i cantori per la presenza e l' impegno e grazie a Donata, Elena e Francesco per la bella sorpresa, con l' auspicio che ve ne siano ancora, anche da parte di altri coristi.
Gigi
mercoledì 31 dicembre 2008
Canzoni?????? di Natale e Buon Anno
Troppi pensieri però mi turbinano nella mente, nascono dalla condivisione delle celebrazioni liturgiche con i coristi, dalla giusta paura di fronte ad un nuovo canto, dalla soddisfazione di averlo eseguito con dignità, dalla serenità di momenti trascorsi con famigliari ed amici accanto al caminetto.
Perchè il titolo canzoni?
Troppe persone in questi giorni mi hanno chiesto perchè non abbiamo cantato delle "Belle canzoni natalizie", come quelle che si sentono in televisione.
Ho impiegato un pò di tempo a capire, ma quando ho capito mi sono preoccupato e nello stesso tempo ho gioito.
Preoccupato perchè troppi ormai hanno assimilato l'idea di Natale a quella proposta dalla pubblicità o dai mezzi di comunicazione in genere, per cui diventano "canzoni natalizie" improbabili adattamenti di canti Spirituals, musichette che accompagnano la pubblicità dei panettoni o della coca-cola, la canzoncina dei sette nani, oppure il "dies irae", che i nostri amministratori, attraverso la presentazione della signora Biasiolo, pretendevano ci introducesse alla festa del Natale.
Preoccupato perchè le stesse persone che hanno rincorso le "manifestazioni natalizie" più consumistiche e volgari, dal finto pianoforte con la ballerina, ai gospel in piazza alle eplosioni circensi (?), non hanno colto il senso e l'origine dei canti che in questo tempo di Natale abbiamo proposto col coro.
Evidentemente costoro non sanno, oppure hanno dimenticato, che le carole Natalizie, i corali, gli inni ed i canti della tradizione popolare, (quindi forse la più ricca di fede autentica) rappresentano il tesoro musicale del Natale Cristiano.
E qui ho cominciato a gioire.
Ho ringraziato il Signore per avermi fatto incontrare il mio coro, fatto di persone con le quali cantare ancora la solenne semplicità del Natale, con cui emozionarmi mentre cantiamo le melodie facili o impegnative che ci avvicinano al Mistero, con cui gioire mentre condividiamo il canto con gli anziani o con gli ospiti della "casa alloggio" o con i fedeli durante la Messa.
Da tutto questo nasce il mio augurio per il nuovo anno: " Che il Signore ci aiuti a coltivare e custodire la bellezza per poterla donare agli altri attraverso il nostro canto".
In questi giorni ho letto "Il pane di ieri" di Enzo Bianchi, mi ha dato molto conforto e mi permetto di suggeriverlo, specialmente per quanto scritto alle pagine 84 e 85.
Con tutto questo nel cuore, auguro a tutti BUON ANNO!
Gigi
mercoledì 24 dicembre 2008
Cantori della Pace
La novità di quest'anno è che vi dovete sorbire anche le parole del New President, che vogliono esprimere tutta la soddisfazione e l'entusiasmo per l'anno appena trascorso. Parole anche da tenere con sé per l'anno che verrà, per il significato che danno a quello che ognuno di noi, come cantore, può fare con il canto.
A dire il vero queste parole non sono proprio mie, ma cosa siamo noi se non il pensiero di Dio plasmato da esperienze, incontri e relazioni?
Queste parole di don Tonino Bello sono state scritte in realtà per i giovani coristi della sua diocesi, ma mi sembra che possano andare bene per tutti noi del coro S. Maria Maddalena.
“ Vorrei aiutarvi a scegliere la vita ...sempre. E scegliere per la vita significa amare la bellezza Perchè questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno, sarà la bellezza a salvarlo. Ho ascoltato il vostro concerto... Voglio dirvi la mia ammirazione per la dolcezza del vostro canto, per la bellezza di ciò che avete espresso attraverso la musica e le poesie. Insieme ci siamo immersi in un mondo di bellezza, ma – ve lo devo dire, e vi dirò anche parole di speranza – ho ascoltato tutto con una profonda tristezza nel cuore. Pensavo: speriamo che questi ragazzi un giorno non appendano i loro flauti ad un chiodo della loro stanza in mezzo ai ricordi della loro adolescenza... Io sono contento che voi coltiviate anche la musica, l'arte. Perchè è la bellezza che salverà il mondo. Non saranno le armi, non sarà la nostra saggezza, non sarà la nostra forza. La bellezza, sì .
Amate la bellezza! Coltivate la vostra bellezza! Curate la vostra persona; curate la dolcezza del vostro sguardo e perfino la stretta di mano abbia uno spessore di tenerezza.
E' la bellezza che salverà il mondo.
Vi ricordate!... per fare il tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l'albero, per fare l'albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore; per fare il tavolo ci vuole un fiore.
Per fare un tavolo durissimo, il tavolo sanguigno della vita di tutti i giorni, il tavolo, il simbolo delle cose materiali, della vita cui andate incontro con i problemi della salute, del lavoro, del denaro, della casa, dei rapporti; il tavolo duro della vita.
Per fare la vita ci vuole un fiore.
Il fiore è il simbolo della bellezza.
E la bellezza salverà il mondo.
Scegliete per la vita! Amate le cose pulite, belle: la poesia, il sogno, la fantasia. Benedite il Signore che vi dà questa possibilità di viaggiare senza biglietto, gratuitamente, lungo i meridiani e i paralleli non soltanto del globo ma dell' esistenza.
Amate la poesia, amate la bellezza!
Diversamente sarà molto difficile che il mondo faccia inversione di marcia”
domenica 21 dicembre 2008
BUON NATALE
Non tanto per come abbiamo cantato, in altre occasioni (vedi rassegna) abbiamo cantato meglio,
ma per il contesto e per il luogo, così carichi di significato e di memoria.
Credo che questo modo di portare gli auguri con il linguaggio universale della musica, sia bello ed importante, così come mi pare sia stata apprezzata la scelta di portare molti brani della tradizione popolare natalizia, anche se questo ci ha portato a fare delle prove in più ed a non essere preparatissimi su alcuni canti.
Ora ci attendono i giorni più significativi di queste Feste, carichi di solennità, di gioia intima, di speranza e di pace.
Con affetto e gratitudine, vi auguro tutto questo dicendovi BUON NATALE.
Gigi.
mercoledì 10 dicembre 2008
Of one that is so fair and bright
venerdì 28 novembre 2008
Agnese...
domenica 16 novembre 2008
Cronaca di uno "spiedo non spiedo"
domenica 9 novembre 2008
Che bello, un coro
Ogni volta è un miracolo. Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti, tutto l'anno scolastico con le sue volgarità, gli avvenimenti più o meno importanti, i prof, gli alunni così diversi, tutta questa vita in cui ci trasciniamo fatta di rida, lacrime, risate, lotte, rotture, speranze deluse e possibilità inaspettate: tutto questo scompare di colpo quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d'improvviso c'è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d'amore e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta. Anche i visi dei coristi sono trasfigurati: non vedo più Achille Grand Fernet (che ha una bellissima voce da tenore), né Debora Lemeur né Segolene Rachet né Charles Saint Sover. Vedo degli esseri umani votati al canto.
Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere, ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi, ma quando è troppo è troppo: a stento riesco a trattenermi dal singhiozzare. E quando c'è un canone guardo per terra perchè l'emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso. Io non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengono anche gli altri, e in quei momenti mi chiedo sempre perchè questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro.
Quando il coro s'interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti. E' così bello.
In fondo mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto.
(L'eleganza del riccio - Muriel Barbery)
giovedì 6 novembre 2008
il coro va dal parrucchiere
domenica 2 novembre 2008
Bella serata
Hanno organizzato una bella castagnata, preceduta da una gustosa cena molto apprezzata.
Una serata molto partecipata ( peccato per chi non c'era ), degna conclusione di una Festa importante dove il coro ha fatto egregiamente sentire la propria voce.
Adesso sotto con la rassegna, pubblicizzatela attarverso internet voi che avete dimestichezza col mezzo tecnologico.
Ma soprattutto non marinate le prove di canto.
giovedì 16 ottobre 2008
1 Novembre, largo ai giovani!
martedì 7 ottobre 2008
Rassegna di canto corale
SI TERRA' LA XIV RASSEGNA DI CANTO CORALE ORGANIZZATA DAL NOSTRO CORO.
PARTECIPANO:
IL CORO DEL DUOMO DI SANTO STEFANO IN CASALMAGGIORE (CR)
DIRETTO DAL M° MAURIZIO MONTI
IL CORO "VOCI DELL' ARIL" DI CASSONE DI MALCESINE (VR)
DIRETTO DAL M° STEFANO ZILIO
E....NATURALMENTE IL NOSTRO CORO
lunedì 29 settembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
Gita del coro sul monte Baldo
-Appuntamento a malcesine alle 8:20;
-partenza con il battello alle 8:30;
-partenza con la funivia alle 11:00;
-messa(che potrà essere prima o dopo pranzo);
-pranzo al rifugio;
-passeggita;
-arrivo a desenzano previsto per le ora 19:40
Prezzo: 60 euro tutto compreso (riduzione per i bambini)
venerdì 29 agosto 2008
Ripresa
ma le prove di canto son riprese ieri sera 28 agosto
e la domenica mattina si canta ancora alla Santa messa delle ore 11,30
( appuntamento alle 11,15 ).
Buona ripresa a tutti!
Gigi
giovedì 7 agosto 2008
La "festa" non è ancora finita!
Ecco, è cominciato il rito dello "smonta e metti via". Di buon mattino, arrivano le donne, tutte insieme e frettolose; bim bum bam, impacchetta, impila, pulisci,riordina, conta decidi, questo sì questo no, le pentole lassù i detersivi quaggiù che servono ancora...Lo spazio si libera e ricominci a respirare... è il segreto di Mary Poppins, ogni cosa al suo posto! Verso sera arrivano gli uomini, dopo il lavoro, uno alla volta, silenziosi, come formichine, sono sempre quelli...i più vecchi, sanno subito ed esattamente cosa c'è da fare, gli stessi movimenti, le stesse frasi...Ecco, non tutto subito, impossibile, oggi questo, ormai è tardi, domani stessa ora un altro po', poi ancora, fin quando il cortile dell'oratorio è quello di sempre, un'altra magia! Poi la squadra dei "raccogli i manifesti", una passeggiata serale per le strade, quattro risate, un gelato e via si scarica all'oratorio. Ne avete dimenticato uno...il primo che passa...Nel frattempo, scala, forbici e sacco nero, parte la squadra dei "taglia nastri". Seconda generazione,: ormai in grado di arrangiarsi senza lo zio Berna, su e giù per la scala lunga e poi un bel mucchio colorato di nastri sul quale tuffarsi per fare una foto!Intanto il "gatto grosso", ripercorre il terrritorio e paga. Ogni debito saldato una riga sul foglio...e la festa sabato avrà la sua vera conclusione. tutto a posto, si va in vacanza ... tutti! Restano "fuori" solo i ricordi, sono duri a morire, sono prepotenti, resteranno lì nell'aria tra i muri fino all'anno prossimo, per poi confondersi con quelli dell'anno prima...Sarà un piacere riordinarli, dopo l'estate, quando davanti allo spiedo vedremo finalmente seduti tutti insieme grandi e piccoli che hanno regalato il loro lavoro alla festa di Santa Maria Maddalena.
DONATA
giovedì 31 luglio 2008
Pensieri stanchi...ma contenti
Donata
martedì 29 luglio 2008
Maria Magdalene
Ma state tranquilli, come conosciamo tanti canti dedicati a Maria madre di Gesù,
e nessuno ne sostitusce altri, così la nuova lauda non sostiturà il precedente mottetto.
Sarà invece una preghiera in più per lodare la nostra Santa Protettrice.
Ciao a tutti, Gigi.
Auguri Marta!
A titolo personale e del resto della famiglia Tosi mi associo al coro e aggiungo un grazie per le carezze che escono dalla tua voce ogni volta che canti i salmi.
Buon onomastico Marta!
domenica 27 luglio 2008
Santa Maria Maddalena
Un pò mi dispiace, ma sono contento che siamo riusciti a cantare dignitosamente la nuova lauda.
A me piace molto e poi non dimentichiamoche è il nono canto che siamo riusciti ad imparare dall'ottobre scorso ad oggi. BRAVI!
Ricordatevi gli impegni riportati nel precedente intervento.
Buone vacanze a tutti.
Ciao, Gigi!
venerdì 18 luglio 2008
Peccato
Abbiamo imparato una nuova lauda dedicata a Santa Maria Maddalena,
la canterà chi l'ha imparata.
Luca è disponibile a tenere qualche prova supplementare per chi non la conosce,
cercate di mettervi in cintatto con lui, io sono impegnato per la festa.
Scadenze: 22 agosto, Santa Maria Regina, Messa al Mericianum alle 20,30.
28 agosto, ripresa delle prove di canto.
29 agosto, concerto del coro di Amburgo. Contattare Donata
peer collaborare al rinfresco.
Raccomando la presenza alla Messa domenicale delle ore 11,30.
Ciao a tutti, Gigi.
lunedì 14 luglio 2008
Messagio da Bepi
mercoledì 9 luglio 2008
Di ritorno da Velo Veronese
Bepi ha parlato, suonato e cantato per quasi due ore.
Dal pretesto degli inni dei partiti, delle associazioni
e delle formazioni militari, è arrivato a raccontare
il vero senso del canto popolare, espressione culturale
fra le più alte perchè conservata e trasmessa nell' anima
nel sangue e col cuore.
martedì 1 luglio 2008
Concerto a Sirmione
Nonostante l'afa, le poche prove e qualche assenza di troppo, siete riusciti a concentrarvi
nel modo giusto per offrire a chi ci ascoltava ed al nostro diletto, una serata di livello più che dignitoso. Ci sia di buon viatico per il futuro cammino.
Grazie ancora a Milena per la sua collaborazione.
Il ritornello ormai lo conoscete:
"Spero che alle prove nono mancherete".
Un caro saluto a tutti!
domenica 29 giugno 2008
serata a Sirmione
sabato 28 giugno 2008
Sarebbe da non perdere
Bepi De Marzi: FIERO L'OCCHIO, SVELTO IL PASSO, canti di guerra o canti per la guerra?
Lunedì 7 luglio ore 21.00. Teatro di Velo Veronese. Ingresso gratuito.
Giovinezza, nata come “operetta” nel 1909, è passata in trent’anni lungo tutte le elaborazioni, i rifacimenti, le parodie possibili. Diventato “canto del regime”, è stata ignorata la sua origine vagamente goliardica, operettistica, per sostenere l’impegno delle generazioni verso l’unico scopo del Fascismo: la guerra. Anche Bella Ciao non è mai stato intonato durante la Resistenza perché è un adattamento - operato a Berlino dalla Gioventù Comunista Italiana nel 1948 - di un canto di mondine proveniente da una filastrocca infantile, probabilmente ispirata a un melodia della tradizione klezmer. Bepi De Marzi, colto dissacratore dei miti, tra canti e suoni, racconterà tutto questo, senza escludere gli inni dell’Azione Cattolica e della Democrazia Cristiana.
giovedì 26 giugno 2008
Prove di giovedì 3 luglio
Uniremo al piacere di cantare nell' acqua (Zingen in wasser)
10 minuti di canto vero per la Messa del 6 luglio al Santuario di S.Felice.
Grazie a Paola per l'invito.
sabato 21 giugno 2008
Carlo Geminiani
Carlo Geminiani è mancato una settimana prima di Mario Rigoni Stern ed è stato l'autore dei testi di molte "cante" musicate da Bepi.
da Il Giornale di Vicenza
Ragazzo nella sua Faenza. Esce nel pomeriggio per un giro in bicicletta. Arrivato in periferia, la città viene bombardata dalle fortezze volanti americane. Sotto le macerie della sua casa muoiono la mamma e la sorella. Il papà è in guerra. Disperato, affida il fratellino ai parenti e si arruola nell’esercito della Repubblica di Salò. Ha diciotto anni. Carlo Geminiani non ha mai fatto mistero della sua storia. Siamo diventati amici nel 1963, intorno alle sue strofe ispirate da “Centomila gavette di Ghiaccio” di Giulio Bedeschi. Quando venne ad Arzignano con i suoi camerati, rimanendovi pochi mesi, io ero un bambino. E qui conobbe Eliana Aldighieri, che a guerra finita sarà sua moglie. Era poi passato in Piemonte, nelle aspre Valli Ossolane. A Premosello era stato avvicinato da una giovane della Resistenza che gli aveva detto: “Sappiamo che tu sei giusto e generoso, che aiuti la gente e non fai male a nessuno. Se vuoi, adesso che tutto sta per finire, noi possiamo salvarti”. Naturalmente, rifiuta. Processato alla fine della guerra, il giudice di Bologna gli dice: “Lo so che non hai commesso niente di male, ma devo condannarti lo stesso”. Tre anni di carcere nella Fortezza di Volterra e la libertà a Milano, dove conosce Antonio Pellizzari e Beppe Bedeschi. Eccolo a dirigere l’Ufficio pubblicità della grande officina arzignanese. Anni creativi, con i famosi manifesti che ora sono in un prestigioso museo americano a dire della genialità grafica italiana. Geminiani e Bedeschi sono gli ispirati collaboratori del giovane Pellizzari nella “Scuola di Arzignano”: il tempo inebriato dall’arte, dalla musica, dalla letteratura, dalla poesia, dal teatro, dal nuovo cinema. Ma Antonio Pellizzari muore nel 1958 e l’Officina cambia nome. Arriva l’immancabile direttore che vuole rivoluzionare tutto: gli uffici come sigle, gli uomini come numeri. “Da questo momento, lei sarà Ve.Pro”, dice a Geminiani. “No, Ve.Pro sarà lei”, risponde Carlo. E se ne va. Subito il sodalizio con Gabri Chemello. Poi l’ADAS con Lele Rossi e Franco Tizian. I suoi lavori grafici sono inconfondibili. Maestro di stile, di immediatezza, di armonia, di pulizia. Lo cercano per collaborazioni importanti. Non fa conto del denaro: accetta i lavori se sono chiari e motivati. Coltiva l’amicizia nel giardino della felicità. E ogni anno, d’agosto, lo raggiungono a Lavarone gli antichi ragazzi di Faenza: canti, sospiri e ricordi nella parlata romagnola. Il limpidissimo rapporto con Terenzio Sartore nasce fin dal primo grande volume sulla Civiltà Rurale della Val Leogra, edito dall’Accademia Olimpica. L’ultima affettuosa collaborazione è stata con “e-team” di Rinaldo Pellizzari. Amico fraterno di padre David Maria Turoldo, con la sua calda voce di baritono intona i Salmi fin dai primi tentativi poetico-musicali di Sant’Egidio a Sotto il Monte. Ma si incontravano qualche volta anche a Vicenza, al mattino, appena prima del chiaro. Geminiani spingeva la bicicletta fino a Monte Berico; Turoldo usciva dal convento “per non impazzire”. Nel 1992 siamo andati insieme a salutarlo nella clinica di Milano poche ore prima che morisse. E c’era, con lui, tenero, premuroso, commosso, padre Francesco Rigobello.
“Era la notte bianca di Natale, ed era l’ultima notte degli alpini; silenzioso come frullo d’ale ardeva il fuoco grande nei camini”. Nel 1963, Giulio Bedeschi pubblicava da Mursia “Centomila gavette di ghiaccio”. Ispirati dal libro, gli vennero i versi di “Joska la rossa”. Carlo pensava in romagnolo, traduceva in italiano e scriveva in vicentino occidentale. Poi fu “Il ritorno”, che irritò non poco il reducismo più duro. Aggiunse una strofa a “Monte Pasubio”, che piacque tanto a Gianni Pieropan. “La brasolada” scandalizzò i soliti bigotti. Dovemmo, per non litigare con gli ultimi fanatici del militarismo, cancellare “Il disertore”. Vennero altri canti e fu una stagione di amori. Ma Carlo, come me, s’incantava del Natale. “Le stelle in cielo passan piano piano, e nelle case scure ancor si sogna; ghe xe soltanto, sveja, ‘na zampogna che ‘riva dal passato, de lontano: Natale che passa, Natale che viene, volémose bene…”. Usando la terza persona, come i cantastorie, aveva scritto di sé: “È convinto che tutti gli uomini siano buoni”. Ma quando sono arrivati questi arroganti xenofobi che ci comandano perseguitando i poveri del mondo ha cambiato opinione. Rimasto vedovo, ha sposato Olga Ruzzene, come lui forte e generosa e tenera. Conservò l’amicizia più cara e fraterna con Beppe Bedeschi. Passeggiavano insieme sulle colline oltre Lonigo, a Corlanzone, nel parco che conserva l’obice 75/13 degli alpini, che Bedeschi aveva incredibilmente recuperato dalla Campagna di Russia. E una volta Geminiani ha voluto accompagnare Mario Rigoni Stern, altro suo grande amico, a incontrare Bedeschi proprio sulla collina berica dei ricordi. Noi amici si stava in silenzio, discosti. E ci parve di sentirli recitare un’Ave Maria.
Bepi De Marzi
venerdì 20 giugno 2008
RIGONI
da Il Giornale di Vicenza
“La neve verrà leggera come piccole piume d’oca, soffermandosi prima sugli alberi, quindi filtrerà tra i rami posandosi sui cortinari gelati, sugli arbusti di mirtillo, sul muschio…”. Si chiudono così, le quaranta pagine di “Inverni lontani” stampate da Einaudi nove anni orsono.
Io sono certo che in Altipiano, stanotte, nello slargo segreto degli urogalli, il vento di tramontana spargerà una piccola neve. E Asiago, nell’alba, suonerà a lungo il Matìo, il campanone del duomo.
“Ho scritto a Rigoni Stern e mi ha risposto!”. Così le esclamazioni di tanti amici sorpresi dalla sua generosità. Certo: rispondeva a tutti, magari con un breve pensiero, un rapido e poetico saluto. Come nelle dediche sui libri, sempre felici, personalizzate, con l’invito a camminare la montagna, a respirare i boschi. Era meno paziente con gli imperversanti grafomani che perlopiù gli mandavano romanzi da nulla.
E il pellegrinaggio degli ammiratori, dei devoti, anche dei turisti curiosi, che per gli asiaghesi sono pur sempre “i foresti”.
Ma nella casa solitaria al limite del bosco, l’Arboreto salvatico, ha sempre vigilato con intelligente attenzione, con discrezione e dolcezza innamorata, la signora Anna.
Questo suo tempo ultimo prima della malattia è stato libertà, libertà, libertà, più di sempre libertà. Libertà dalle mode delle piccole patrie, come le smanie di passare al Sudtirolo dei suoi compaesani eccitati: “Quanto è difficile, Bepi, convivere con gli imbecilli”. Ironia e libertà dalle angosce politiche: teneva nell’angolo fresco della cantina una bottiglia di bianco friulano per festeggiare l’uscita di scena del Cavaliere. Ma la beveva poi con gli amici, periodicamente, sorridendo sconsolato, e ne metteva una nuova dell’ultima annata. Lo volevano far senatore e ogni tanto qualcuno raccoglieva anche le firme. Dio mio! andare laggiù, accanto agli sbeffeggiati, agli umiliati dalla gentaglia che non riconosce i meriti della scienza, dell’arte, della sapienza, della saggezza. Magari qualche revisionista gli avrebbe urlato che Mussolini aveva mandato gli alpini in Russia per fare le vacanze sulla neve. Non aveva già detto, quello là, che gli oppositori del regime venivano graziosamente tenuti per anni nelle isole delle vacanze esclusive?
Ai ragazzi delle scuole diceva sereno: “Spegnete la televisione e giocate, ma giocate all’aperto: per capire le ore del giorno, per entrare nei segreti delle stagioni; inventateli, i giochi, e correte, e gridate la gioia di vivere”. Poi, guardandosi intorno, severo con gli insegnanti, aggiungeva immancabilmente “e leggete di tutto, ma proprio di tutto, per capire e amare le storie e le genti del mondo”.
Teneva sul balcone, all’entrata di casa, la bandiera della pace, leggera nel vento davanti al Moor che gli ricordava le sere d’estate con l’indimenticabile Gigi Ghirotti. Aveva raccontato a lui per primo la Storia di Tönle.
In dicembre dell’anno scorso si doveva andare insieme a Solagna, lui a raccontare, io a cantare pian piano ciò che mi chiedeva, a leggere della sua neve, degli inverni, degli amici mai più ritornati, dell’Albania, della Russia, dei Lager nazisti dove aveva vissuto l’orrore. Ma c’è stato il primo annuncio del male. E siamo rimasti tutti in doloroso silenzio. Mesi prima, in una mattina di sole asiaghese, si era impegnato per il No Dal Molin. E subito quella livorosa di Vicenza a scrivere di lui militarista! volontario a combattere prima i francesi, poi i greci e infine i comunisti. Volontario? “Sull’Altipiano, per noi ragazzi c’era un detto: o prete, o frate, o fuori con le vacche”. A diciassette anni aveva anticipato il servizio militare che prometteva scalate e sciate in montagna. E lo ha colto la guerra.
Nell’Adunata degli alpini l’hanno portato in Ortigara con l’elicottero.
Lassù, per la messa, gli avevano riservato un posto accanto a un politico logorroico e bigotto, uno dei tanti saltapartito, immancabile con altri esibizionisti anche sul palco d’onore alle sfilate, come a Bassano. Ma lui, Mario della pace, sulla cima della sua Montagna, svicolando, si è tenuto lontano dai figuri del potere confondendosi tra gli alpini “pazienti, quasi rassegnati per una predica che non finiva mai: ma chi l’ha detto che intorno alla Colonna Mozza si debbano ripetere le solite fiabe del catechismo con il moralismo da messa prima?”.
Quando Montebelluna - un’isola di speranza nella trevigianità stordita dal leghismo - lo ha nominato cittadino onorario, è rimasto là tre giorni per incontrare tutti: i ragazzi delle scuole, gli artigiani, i contadini, la gente che gli faceva festa. La domenica mattina, molto presto, in quel duomo enorme, buio e glaciale, abbiamo intonato insieme anche i salmi di Turoldo: “Quando si canta la poesia, a messa non mi annoio mai”. Qualche settimana dopo, per una sua lucida e inattaccabile dichiarazione sul significato di “eroe di guerra” legata ai nostri soldati professionisti e ben pagati mandati in missione in Iraq, i consiglieri comunali della destra pretendevano che restituisse la cittadinanza onoraria.
Ad Asiago, alla vigilia dell’Adunata, la solita impettita consigliera regionale, mentre passava nella via principale con la sua corte, è stata vista prendere a calci il banchetto di cartone di un innocuo e silenzioso ambulante extracomunitario. Gli alpini l’hanno saputo subito. E Mario, spinto suo malgrado a partecipare alla sfilata seduto in camionetta, quando è passato davanti al palco si è girato dall’altra parte.
Libertà, libertà, libertà. Ma che beffa morire nel tempo oscuro del revisionismo, del negazionismo, con Berlusconi imperante!
Ora sto qui a piangere. E m’ingroppano ancor più i passati inverni delle nostre brevi camminate mattutine insieme a Carlo Geminiani. “La neve verrà leggera come piume d’oca, soffermandosi prima sugli alberi…”.
Nell’armoniosa stanza d’entrata della sua casa, con la scala in fondo che porta “di sopra”, c’è la scultura in bronzo di Augusto Murer, “Il sergente nella neve”. È un’immagine dolorosa nella tormenta. Lì, tra le pareti di legno bruno, noi amici più cari abbiamo sempre parlato sottovoce.
Bepi De Marzi
martedì 10 giugno 2008
Quei ragazzi che cantano Bach
L' articolo è di Concita De Gregorio, pubblicato sulla "Repubbilca delle donne" di sabato 7 giugno 2008.
lunedì 9 giugno 2008
Vi piace Pärt?
... Se avete risposto sì, questo concerto vi può interessare. E' in onda mercoledì, alle ore 22.30 su Radio Rai Tre. In programma ci sono molti brani del compositore estone, tra cui il Magnificat, i due salmi slavi, Da pacem domine e Nunc dimittis. In più, saranno eseguite altre opere di ispirazione sacra di altri autori della stessa provenienza. Il coro è l'Estonian Philarmonic Chamber Choir, interprete storico delle opere di Part.
martedì 3 giugno 2008
Riflessioni
donata bernardis